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martedì 21 febbraio 2012

Il polpo, l'ippocampo, la chiocciola...uno zoo particolare con accompagnamento: Crostata con confettura di susine e porto.

E anche quest'anno il Carnevale volge al suo termine. 
Peccato che quest'anno non siamo andati neanche una volta a farci in giro per le calli, a vedere Venezia come fosse un gigantesco palco teatrale dove ognuno è attore e spettatore...

Queste sono le suggestioni dello scorso anno

Sarà perchè il clima non è stato il massimo, perchè il Carnevale era "basso", ovvero subito dopo Natale,  sarà perchè...non lo so...
Del Carnevale di questo anno abbiamo solo le castagnole a ricordarcelo e nulla più...
Però sabato scorso io avevo in mente dell'altro...Avevo in mente di fare una crostata con la buonissima confettura di susine e porto, che avevo fatto l'estate scorsa...che dopo aver riposato è ancora più buona.
La pasta frolla...ovviamente in casa non avevo manco un nanogrammo di farina fioretto di mais...ovviamente in casa chaltron ci si ferma davanti ad una minuzia del genere??? Ma no!
Non posso fare la pasta frolla che avevo fatto in precedenza e che erano venuta "buoniffima", e che problema c'è???
E allora ho fatto un salto virtuale in casa delle mie fantastiche TOP Chef Olga e Manu (aka Felix e Cappera) per studiarmi i mix di farine per crostate...
ME: "abbiamo una di queste farine in casa???"
ME STESSA: "da qualche parte in dispensa, credo che ci sia qualcosa...forse la tapioca è finita del tutto...
ME: "e questa la chiami organizzazione??? no dico..."
IO: "fate silenzio voi due...sto pensando"...
Ecco, pensa che ti ripensa...a me la farina di riso non piace moltissimo, lascia un retrogusto che non mi ispira niente...farina di riso glutinoso???
Da Ca......to a Mestre ce l'hanno...a casa non ce l'abbiamo...per fortuna che al mattino avevo comperato della maizena consentita (grazie Jè Ale per la consulenza), fecola consentita con dicitura senza glutine ce ne era a sfare...e c'era anche la farina di riso (ma perchè quella di riso sì e quella di mais fioretto no...devo cominciare ad indagare su certi percorsi della mia mente...mah), farina di riso con spiga sbarrata e marchio senza glutine, che trovo piuttosto fine, tipo zucchero a velo...per lo meno questo è l'effetto che fa quando ti cade la busta con un residuo tipo una cinquantina di grammi sparsi e all'improvviso nuvole in cucina....ma c'era un'altra busta di farina di riso stessa marca appena iniziata...
Bello sapere che ciò che meno amo è sempre presente...c'è di che meditare ;-)
Allora dunque, dopo intensi studi e spazza-nuvole sono addivenuta a questa soluzione.

Ingredienti per la pasta frolla con farine naturali senza glutine ma certificate (scritta o spiga sbarrata come richiesto dalla legislazione vigente)

§ per i celiaci e le persone gluten sensitive: accertarsi sempre che ci sia o la SPIGA SBARRATA  o l'apposita dicitura SENZA GLUTINE  come da regolamento CE 41/2009 e non dimenticare mai il discorso sulle tracce e cross-contaminazioni.

230 g di amido di mais (maizena)
90 gr di fecola di patate
200 gr di farina di riso
9 gr di xantano
200 g di margarina senza olio idrogenati, senza coloranti
300 gr di zucchero (perchè ho saputo da Olga che Luca Montersino ha detto che se si mette più zucchero la frolla è più croccante)
4 tuorli di uova medie cat.1
1 uovo intero medio cat.1
scorza grattugiata di limoni bio 
1-2 cucchiai di latte di soia (ne ho messo solo uno).
Confettura di susine e porto home made
formine di animali vari e formine piccole di forme varie
stampo per crostata "immargarinato" e spolverato con farina di riso
Una tazzina da caffè di latte di soia
pennello 
zucchero in granella profumato alla vanilla bourbon


Procedimento ovvero come diamine ho fatto

Posso scrivere che ho messo tutto nella planetaria e con la frusta a K in acciaio ho fatto tutto??? Ecco, l'ho scritto e l'ho pure fatto.
Per essere precisini, bisogna fare una fontana mettere la margarina a pezzetti, lo zucchero, la scorza e poi l'uovo ed i tuorli. Dopo si impasta.
Poi si mette il tutto a riposare...io e il cucciolo siamo andati a vederci lo spettacolo dei bambini in patronato.
Quest'anno recitavano "Le Streghe", stupenda fiaba di Roal Dahl (♥♥♥).
Dopo lo spettacolo si torna a casa e ci si mette all'opera!
Si stende la frolla per la crostata sul piano infarinato ma non troppo, si mette il disco (lo stampo era a cerniera da 26 cm di diametro) nello stampo, si spalma la confettura, se ne gode il profumo, si fa il rotolino per il bordo. Poi si stende ancora un po' di frolla e si fanno dei minuscoli cuoricini e fiorellini e si mette tutto in forno caldo a 180° (in questo caso il forno era ventilato, perchè stavo finendo di cuocere le castagnole).

E con la restante frolla???
No problem...si tirano fuori i cookie cutters o formine che dir si voglia, si recupera il cucciolo, che aveva approfittato per andare a giocare con la Wii, e si comincia a tagliare...ed ecco polpi che salutano ippocampi...Eppoi


...orsetti, volpi e scoiattoli ...e perchè no? pecorelle...Eppoi..eppoi chiocciole!!!


Poi si spennella la superficie dei biscotti con il latte di soia e si mette sopra alcuni della granella alla vanilla bourbon.
In forno per 10-15 minuti o finchè prendono un bel colore, sempre forno caldo a 180° funzione ventilata. 
Una volta cotti si mettono a raffreddare su una gratella.
La crostata? La crostata una volta cotta è stata conservata per il giorno dopo e portata a casa di amici che hanno gradito :-D

"Tutto sommato, esperimento riuscito" dice ME
Me Stessa: "non grazie alla tua organizzazione..."
"Basta voi due! Un biscotto a testa e bocche cucite" aggiunge IO.
Eppoi mi interrogo sul perchè della mia silhouette a mongolfiera...bah...

CONSIGLIO LIBRESCO: oltre a "Le streghe" di Roald Dahl che se non avete ancora letto, leggetelo! Questo è davvero un "mai più senza". 
Il libro, anzi i libri che vi consiglio questa volta, per una botta di ottimismo sfrenato, risate, per joie de vivre, per ricordarvi che significa lo zen ed il sorriso...sono Zia Mame e Intorno al mondo con zia Mame, entrambi di Patrick Dennis. Ovviamente, andrebbero letti in questo ordine, ma è altrettanto ovvio che io ho letto prima il secondo (questa estate in montagna, al fresco della Val Passiria) e questo autunno il primo.

Sono di parte, perchè ho adorato il film, con quella meravigliosa attrice, Rosalind Russel...quando leggo di zia Mame che ride e con nonchalance muove la sigaretta con il bocchino, io sento la risata e la vedo perchè ricordo lei...Comunque, i due libri sono spassosi, ma raccontano anche tra le righe piccoli e grandi cambiamenti della società americana, piccole tessere di storia che si aggiungono alla Storia. Trovo la "pazzia" di Mame contagiosa, fa dell'assurdo uno stile di vita in modo così plateale e spontaneo da farlo divenire quotidiano. E' dipinta come non "politically correct", beve e molto, fuma e molto, frequenta molti uomini, ha delle mises incredibili...però sotto questa superficie, è una persona molto attenta all'essenza. Memorabile come mette a tacere un signorotto very wasp dalle idee ultra nazionaliste...me la immaginerei volentieri alle prese con certi politicanti nostrani...Certo, quel suo essere sempre sopra la righe sembra che stia per stroppiare, però a volte quando la tetraggine del mondo comincia a stratificarsi addosso all'anima un pensierino su come ridere al vento e ritrovare la follia che è in noi andrebbe fatto.
E per chiudere in bellezza,


Misty... Aretha Franklin
Misty ...Stan Getz
Serena notte

Questa ricetta partecipa al contest di Simona "Dolcemente privi di..." perchè è senza latte vaccino, senza glutine, senza lattosio


venerdì 28 ottobre 2011

Di donne, di Nobel, di Africa, di Asia...viaggiando di donna in donna, continente dopo continente con dolcezza: Pane dolce ai cachi con noci senza glutine senza lattosio senza latte vaccino ... Quick bread with persimmons and walnuts dairy free gluten free cow milk free

Fra un’infilata e l’altra di giornate no e nì, manco fossero perline, non è sempre facile mettere, bit dopo bit, quello che passeggia nei miei pensieri qui...
E quando finalmente posso provarci, come iniziare? 
Trovare un incipit, un abbrivio, mica facile...poi arriva sempre un bagliore, ancora una volta l’ho trovato visitando il blog di Walter :


Platone aveva insegnato a valutare la follia come dono divino: quando lo concede Apollo, si profeteggia; quando Dioniso, si esegue in rito; quando le Muse, si crea arte.
Occorre fondare la conoscenza sul brivido che la bellezza desta.
(E. Zolla)

Certo, considerati i tempi e gli accadimenti, i brividi che calpestano le nostre schiene non sono in relazione con quelli che la bellezza desta. 
Però, non ricordo se in una canzone o dove, si dice che tra le macerie può nascere un fiore. Il fiore che ha catturato la mia attenzione è stato il Nobel per la Pace assegnato a tre donne, due dell’Africa e una dello Yemen, Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee e Tawakkul Karman, rispettivamente. 
Ne ha anche parlato Marco nel suo blog 


Ellen Johnson Sirleaf
Un anno fa, in occasione dell’8 Marzo aiutai una mia amica in una ricerca sulle figure femminili che avevano lasciato un segno nella missionarietà, in vari ambiti. 
In quel frangente abbiamo incontrato per la prima volta Edith Stein, che assieme a Simone Weil e ad Hannah Arendt è espressione filosofica, mente attiva e cuore pensante del Novecento. 
Abbiamo percepito una goccia degli oceani che quei tre cuori pensanti hanno lasciato al mondo. Per me comune mortale ci vorrebbero eoni per capire tutto quello che hanno detto, scritto ma soprattutto fatto “per il bene comune”, per tutti noi.

L'insegnante si qualifica per conoscere il mondo e per essere in grado di istruire altri in proposito, mentre è autorevole in quanto, di quel mondo, si assume la responsabilità. Di fronte al fanciullo è una sorta di rappresentante di tutti i cittadini adulti della terra, che indica i particolari dicendo: ecco il nostro mondo. (H. Arendt)”. 

Preciso, puntuale. 

Quando lo lessi la prima volta rimasi a bocca aperta e mi sentii come solo le più piccole diatomee si sentono: microscopica, insignificante...ma non totalmente. 
Ho una vita davanti per tentare di carpire il significato della mia non totale insignificanza, un’impresa...
Sempre in quell’occasione feci la conoscenza della figura di Wangari Maathai (Green Belt Movement), scomparsa di recente, insignita del premio Nobel per la Pace nel 2004. Attraverso il Green Belt Movement non solo sono stati piantati alberi per migliorare la qualità ambientale, non solo si è cercato uno sviluppo sostenibile, ma anche c’è stata la difesa della democrazia e dei diritti umani, soprattutto quelli delle donne. Il suo lavoro, il suo impegno era quello di rendere il pianeta migliore...lavorare per il bene comune...

Wangari Mathai


Vandana Shiva (da Il Corriere della Sera)
Come si chiude il cerchio aperto? 
Attraverso Wangari Maathai abbiamo conosciuto anche Walking Africa, la campagna per il Nobel a tutte le donne d’Africa . 
Tutte le donne d’Africa sono Wangari, sono Ellen, sono Leymah, come tutte le donne d’Asia sono Tawakkul, ma anche Vandana...
Vandana Shiva...
Shiva come la deità più importante del pantheon induista, distruttore e restauratore; fisica, attivista, economista e ambientalista, teorica dell’ecologia sociale, estremamente critica nei confronti del cosidetto sviluppo economico, poichè sostiene “si verifica la distruzione di culture e di altri modi di vivere per far posto a culture competitive il cui grado di civiltà è dato solo dal mercato”. 
Ed inoltre sostiene che il danno maggiore sia stato che “gli uomini hanno creato uno sviluppo privo del principio femminile, conservativo, ecologico e fondato sullo sfruttamento delle donne e della natura”. 
Per una ulteriore riflessione vi metto il link del resoconto del discorso di Vandana Shiva alla giornata mondiale dell’alimentazione 2011 
Non è detto che si debba concordare su tutto, ma certo dona notevoli spunti per riflettere. 

Forse sono più sensibile al fascino di queste donne perchè portano avanti a doppio filo i diritti civili e quelli ambientali...gli uni hanno bisogno degli altri. 
Magari sono banale a pensarlo, visti i tempi potrei anche essere sovversiva per alcuni, ma tutte le donne non solo d’Africa e d’Asia sono Wangari, Ellen, Leymah, Tawakkul, Vandana, ma anche Edith, Simone...sono semi che hanno messo radici e che sperano di fiorire.
Da un continente all’altro, di donna in donna, da grandi temi a temi più piccoli, ma non meno importanti come la cucina.
Quando ho cominciato a scrivere in questo mio spazio, ho cominciato a conoscere altri blogs, soprattutto foodblogs e saltando di blog in blog come una vispa Teresa attempata ma incoscientemente gioiosa ho incontrato diverse fonti di ispirazione e, con la piena coscienza della mia chaltron attitude, ho provato a “fare di nuovo” e a modo mio, che vuol dire senza glutine e senza latte, diverse ricette delle mie ispiratrici. 

La fonte di ispirazionedi cui parlo oggi è Sabrine d’Aubergine 

Sabrine ha un blog stupendo, impeccabile, con ricette che mi entusiasmano...alcune non le farò mai! 
La chaltron attitude, per quanto incosciente, ha un limite. Ma alcune sono nella wish list e stavolta una l’ho “fatta di nuovo”. 
Ecco la ricetta del pane dolce di cachi con noci senza glutine e senza latte vaccino. A me i cachi piacciono moltissimo, ma non sono graditi ai miei due uomini, questo è un'ottima alternativa. 
L’originale è qui.

Pane dolce ai cachi con noci 
senza glutine senza lattosio senza latte vaccino
Quick bread with persimmons and walnuts 
dairy free gluten free cow milk free




Ingredienti ovvero che ci ho messo?

150 grammi di Mix It DS SENZA GLUTINE
100 grammi di fecola di patate, NATURALMENTE SENZA GLUTINE ma con attenzione alle cross-contaminazioni
180 gr di zucchero
60 grammi di margarina (grassi non idrogenati, senza latte vaccino)
10 grammi di burro di cacao garantito SENZA GLUTINE
2 uova
50 ml di Porto (ho ancora quello comperato in Portogallo, che è meraviglioso)
250 grammi di polpa di cachi, circa due cachi, privati della buccia
100 grammi di noci spezzettate grossolanamente
sale
mezza bustina di lievito senza fosfati garantito senza glutine, cioè il mix di cremor tartaro e bicarbonato di sodio.

§ per i celiaci e le persone gluten sensitive: accertarsi sempre che ci sia o la SPIGA SBARRATA  o l'apposita dicitura SENZA GLUTINE  come da regolamento CE 41/2009 e non dimenticare mai il discorso sulle tracce e cross-contaminazioni.

Procedimento ovvero come diamine ho fatto?

Planetaria e fusta a k per impasti morbidi. Ho mescolato le uova intere con lo zucchero, ho sbucciato i cachi e li ho aggiunti nella planetaria, ho fatto sciogliere per pochi secondi in MW la margarina ed il burro di cacao e li ho aggiunti nella planetaria. 
Perchè ho provato il burro di cacao? 
il mio amico pasticcere vende prodotti di una ottima ditta, certificata senza glutine, tra questi c'è anche il burro di cacao, vegetale e senza glutine e adatto per cucinare. 
Ho fatto esperimenti con la carne (scaloppine al marsala che hanno passato il test di qualità: scarpetta del cucciolo con pane), verdure e adesso anche con i dolci. Non bisogna esagerare con la quantità e a mio parere è meglio miscelarlo, però funziona. Quindi lo uso ;-).
Ho aggiunto i 50 ml di Porto, ho mescolato. 
Poi ho aggiunto le farine ed il lievito che erano stati pesati e miscelati assieme. 
Infine le noci ed ultima mescolata. 
Ho preso uno stampo da plumcake 25x10 (ce l’ho incredibile ma vero!) e la carta da forno. Ho versato il composto nello stampo foderato con carta da forno ed in forno caldo, a 180°C, per 45-50 minuti. 
Non ricordo dove l’ho letto, ma per far asciugare meglio il plum cake, bisognerebbe lasciarlo cuocere gli ultimi 10 minuti senza stampo, ho fatto così ed è venuto perfetto. 
Il Porto si sposa benissimo con i cachi e questo pane rimane buono anche dopo qualche giorno, scaldato in MW risulta ancora profumato e fragrante. 
Ottimo per la colazione, ma anche per un goloso spuntino pomeridiano.



Ci è piaciuto.
In attesa di ulteriori ispirazioni, una briciola di musica per augurare a tutti una serena notte.

Precious - Depeche Mode
No woman no cry - Bob Marley
Lonely Woman Sarah Vaughn

Questa ricetta partecipa al contest di Simona "Dolcemente privi di..." perchè è senza latte vaccino, senza lievito di birra e senza glutine!

martedì 6 settembre 2011

Jamming Jamming Jamming: confettura di albicocche, di susine e di ciliege senza glutine senza lattosio senza latte vaccino ... apricot jam, plum jam and cherry jam gluten free dairy free cow milk free

Tempus fugit... 
Tra lavoro, vacanze (che durano sempre troppo poco) e altre piccole attività, mettere i miei pensieri sul blog finiva sempre in coda alla lista, ahimè.
Chi mi conosce un po' meglio sa che ogni tanto ho bisogno di pause "pensierose", nelle quali lascio che i miei pensieri diventino pazzi come uragani e alla fine sedimentino. 
E' stato un periodo assai "pensieroso"...il cervello era molto affollato di pensieri...


Tanto per cominciare, grazie a tutti quelli che mi sono passati a salutare qui e altrove chiedendomi che fine avessi fatto. 
E comincio subito rispondendo ad una domanda di una cara amica di blog (Graal77, domanda che è qui), l'argomento del congresso portoghese riguardava le lagune e la loro gestione; erano quindi presenti un po' tutti gli scienziati, dal botanico all'entomologo al chimico. 
Ma cosa ancora più interessante e oserei dire nuova nell'approccio è stata la presenza delle arti, come potete vedere dalla foto. 
Le t-shirts sono state dipinte da allievi artisti. 
Invece, il lavoro sul cartellone è stato fatto anche da bambini e raffigurava una specie di polichete scoperto proprio nella laguna di Aveiro...parlando potabile è un verme utilizzato come esca nella pesca e comunque la sua pesca è un'attività economica in laguna e va opportunamente gestita. 
Cosa ancora più interessante è che per coniugare il binomio arte e ambiente e far capire al grande pubblico quanto importante è la sua gestione ne hanno fatto uno spettacolo teatrale con i burattini.
Ciò detto ritorno in topic o quasi...

Ognuno si sceglie la propria colonna sonora in cucina...

Ecco! Un pezzo carico di emozioni e di solarità mi sembrava quello più adatto per descrivere il mio periodo "jamming".
" 'cos  every day we pay the price
with a little sacrifice
jammin' till the jam is through.
We're jamming..."
I was jamming...
Confettura di albicocche, di susine e di ciliege senza glutine senza lattosio senza latte vaccino Apricot jam, plum jam and cherry jam gluten free dairy free cow milk free
Ho iniziato un po' di mesi fa, ma mentre i mesi passavano quello che facevo è anche stato consumato e rifatto. Non ho strabilianti ricette di confetture o metodi particolari per farle, altrimenti che chaltron woman sarei!
Comunque, ho iniziato quando c'erano ancora le ciliege e così un po' di quei bei duroni neri neri che si chiamano "ferrovia" son diventati vasetti. I duroni sono le ciliege a polpa soda e preferisco la varietà con la buccia scura, quasi nera, e la polpa bella rossa, il cui succo è come il vino rosso: adatto per i tests sulla potenza degli smacchiatori. Due anni fa, queste ciliege erano ancora più speciali perchè andammo a prenderle dai genitori di una mia amica, nonchè ex collega, che nel Veronese hanno vigne e ciliegi imponenti, bellissimi...guardarli è guardare un pezzo di storia. Passeggiare tra i vigneti e tra i ciliegi mi fece subito venire in mente il paesaggio degli impressionisti ed lo scenario di un film francese, del quale faticosamente son riuscita anche a ritrovare il titolo (Una domenica in campagna) - ovviamente non nel mio archivio cerebrale , ma grazie al web...
Tornando alle confetture, quella di ciliege di due anni fa fu memorabile. Quella di quest'anno è molto buona, ma forse non ha il valore aggiunto dell'altra.
E dopo le ciliege, ho continuato con le albicocche che quest'anno ho trovato particolarmente buone e profumate, per lo meno così erano quelle del mio fruttivendolo di fiducia e quindi vari chili di albicocche sono diventate confettura (credo siano più di dieci, dopo ho smesso di contarli...) E mentre preparavo la seconda tornata di confettura di albicocche, avevo finito l'alcol da liquori che utilizzo come batteriostatico per avvinare i vasi prima di porci la confettura e allora ho usato il Cointreau e ho avuto un flashback che le madeleines e l'infuso di tiglio di Proust gli fanno un baffo...quella era la confettura della mia bisnonna!.. ... i profumi , il sapore, il mobile dove conservava le confetture, la carta oleata che metteva tra la confettura ed il coperchio, carta che bagnava sempre in un liquore...ero di nuovo piccola. Ho riprodotto (clonato???) ricordi con un po' di frutta, zucchero e un tocco di liquore...che magia...
Poi è stata la volta delle susine rosse... Non amo molto le prugne e le susine in generale, ma i miei uomini sì e quindi io compro le susine che loro vogliono...ma che non mangiano. 
Ovviamente.
Vista la quantità, mi son detta "Le cuocio e veniamo che viene fuori"... Il risultato? Eccolo...che esperimenti ho fatto??? Dunque, ho cotto le susine aggiungendo loro del porto (quello che avevo riportato dal Portogallo) e che ha dato loro una fragranza insospettata, ma che ho avuto modo di gustare appieno...perchè siccome che sono chaltron woman, quando procedo con l'invasettamento è raro che i vasi siano della stessa capacità, quindi è matematico che un vasetto si riempa per tre quarti e venga consumato immantinente. Ah! anche se i vasetti avessero la stessa capacità, uno verrebbe sicuramente a tre quarti. E' provato sperimentalmente con tanto di repliche...mi applico scientificamente nell'essere come sono... Una delle due tornate di confettura di susine al porto è anche stata fatta utilizzando una mistura di zucchero di canna e succo di agave, perchè avevo poco zucchero in casa...buona pure quella! E ho pure fatto bene le proporzioni al primo colpo! Mi autocompiaccio per dieci nanosecondi e poi torno normale...promesso!
Non ho chissà che ricette, ma qualche indicazione sì...allora via!
  1.  uso spesso zucchero di canna, ma anche metà zucchero bianco e canna, o zucchero di canna e sciroppo di agave. in ogni caso lo zucchero utilizzato è sempre pari alla metà del peso della frutta
  2. La frutta la lavo molto bene, la asciugo con un canovaccio e la taglio a pezzetti piccoli, più o meno regolari. Tolgo solo i noccioli.
  3.  Aggiungo lo zucchero nella terrina dove c'è la frutta, mescolo e lascio macerare per un oretta circa, più o meno
  4. Metto tutto in una pentola capiente e aggiungo pectina e aggiungo succo di limone. Solitamente utilizzavo la pectina quella commerciale, il fruttapec, perchè non ho mai tempo di farmela, attualmente evito pectina commerciale ed addensanti di vario genere per evitare cross-contaminazioni. In quella di ciliege non la metto e metto succo di limone.
  5. Per lo sciroppo d'agave: lo sciroppo, detto anche nettare, è molto dolce e avevo paura che diventasse stucchevole (non amo il troppo dolce) se avessi messo tanto zucchero quanto lo sciroppo, e quindi ho diminuito del 30% il peso dello zucchero aggiunto. 
  6. per i vasetti: innanzitutto li lavo in lavastoviglie con tanto di asciugatura, così il vapore dell'asciugatura arriva già verso la temperatura minima di pastorizzazione. Poi li passo - senza tappo-  nel MW alla massima potenza per 40-50 secondi. 
Questa operazione, la 6) la faccio quando la confettura è praticamente pronta per essere invasettata, bella bollente. 
Seguendo il consiglio della mia amica e collega Roberta, che è chimica chimica - non come me che sono ibrida- uso l'alcol per liquori per avvinare vasetti e tappi. L'alcol è un batteriostatico, quindi va benissimo. Si possono anche usare liquori o grappa - magari evitate le monovitigno, quelle è meglio bersele (ma per le confetture danno un aroma...) Come procedo? Mentre i vasetti sono nel MW, metto una piccola quantità di alcol per liquori nel tappo e la faccio scorrere per bene sulla superficie. Uso quella stessa quantità per altri due tappi, poi butto via. Con l'alcol per liquori avvino anche l'imbuto per invasettare. Poi invasetto. S iccome lo zucchero è sempre meno, faccio un doppio passaggio per garantire la batteriostaticità ;-). Così, quando i vasetti sono pronti, ne tiro fuori uno dal MW (facendo attenzione a non scottarmi e a non romperlo lasciandolo cadere per terra in quanto caldo...è il metodo empirico che mi fa parlare così), metto una piccola quantità di alcol per liquori nel vasetto. Chiudo con il suo tappo e agito. Riapro, passo l'alcol in un altro vasetto (sempre preso dal MW come sopra) e chiudo con il suo tappo il secondo vasetto. Subito dopo, nel primo vasetto metto la confettura bollente, poi chiudo e metto a testa in giù  sul piano di lavoro. E ripeto tutto daccapo. Ogni tre vasetti scarto l'alcol per liquori. 
7. Se volessi dare aroma alla confettura, allora uso un liquore per avvinare e ne lascio un     velo sul fondo del vasetto prima di riempirlo e ne metto un goccino prima di tappare e      mettere a testa in giù.
8. Le confetture che hanno il 75% o il 50% di zucchero vanno conservate in frigo, dopo l'apertura, e consumate velocemente. Consiglierei vasetti di piccola capacità, se non si è certi del consumo. 
9. I vasetti riposano tutti a testa in giù ben coperti, al riparo dalla luce, e dopo 24-48 ore li rimetto a testa in sù e li ripongo in dispensa, sempre al riparo della luce. A volte ci metto le etichette, a volte no. E quando finisce un barattolo, via in dispensa!  E la colazione è sempre allegra e buona buona...la mia confettura non la metto solo sulle fette biscottate senza glutine o sulle gallette di riso senza glutine (che riportano la dicitura senza glutine, oltre al fatto che il riso è naturalmente senza glutine) ma anche nello yogurt di soia bianco naturale. Lo rende molto più gradevole e so che cosa ci metto;-).
Adesso sono in attesa di arance e limoni con i quali riaprire le danze e ricominciare lo jammin'!
E se siete arrivati a leggere fin qui, un ultimo sforzo...ancora poche parole per ribadire alcune cose riguardo il senza glutine (sul quale dovrei aprire e chiudere diverse parentesi graffe...mica solo tonde!)
Allora, la frutta è naturalmente senza glutine!
Lo zucchero sia esso di canna o da barbabietola è naturalmente senza glutine.
Lo sciroppo di agave è senza glutine, generalmente i "malti" liquidi (che contengono maltosio) e gli sciroppi ad uso dolcificante seguono delle linee produttive controllate secondo le normative vigenti (che tengono conto anche delle cross-contaminazioni).
Perchè questa attenzione alle etichette e alle diciture?
Perchè è importante per chi è celiaco e per chi, come me, deve allontanare fonti di glutine dalla sua alimentazione.
Non è una moda utilizzare il "senza glutine", è uno stile di vita nel senso che l'unico modo di non avere problematiche di salute, per lo meno alcune, è evitare l'esposizione al glutine quanto più possibile.
Lo so, sono pignola, rompibolle e ripetitiva, ma repetita iuvant dicevano gli antichi...
Leggere sempre le etichette, informarsi bene sui prodotti sono due semplici azioni, ma che possono fare la differenza.
Mi riferisco in particolare a prodotti che pur provenendo da materie prime prive di glutine, come il riso, sono processati per ottenere prodotti, come farina e gallette, in linee produttive non prive di glutine. In quel caso non sono adatti.
Ciò non inficia nessuna proprietà organolettica nè tantomeno la qualità del prodotto. 
Non sono adatti per un celiaco o per una persona che deve evitare il glutine punto.
Mangiare senza glutine non è soltanto utilizzare prodotti dietoterapici, è anche imparare ad utilizzare farine diverse, quelle che ho sempre chiamato farine parallele, anche con diverse difficoltà - per fortuna che esistono i forum ed i blogs con i quali ci si sente meno soli e ci si aiuta moltissimo.
Forse non tutti avrete notato che ultimamente c'è un fiorire di tags "senza glutine, gf, ecc." però non sempre l'informazione riportata è corretta. Anzi.
Quindi, questo genera confusione e nella confusione anche la vera informazione cessa di esistere - e questo accade non solo per il senza glutine, purtroppo!
Qualche anno fa ho dovuto rivoluzionare il mio modo di cucinare e di alimentarmi e ho approcciato tutte le possibili farine parallele, con tutte le difficoltà del caso.
Ancora lo faccio.
In questi anni, sia per passione sia per lavoro sia perchè costretta dalla situazione contingente ho cercato di studiare e di approfondire quello che il mondo del senza glutine era ed è.
Una cosa l'ho imparata: niente è scontato, perchè spesso al celiaco o a chi deve evitare il glutine vien detto tutto ed il contrario di tutto.
Diventa un nodo gordiano che il celiaco o chi deve evitare il glutine deve poter sciogliere.
Ecco perchè è importante ribadire i concetti di chiarezza e trasparenza dell'informazione, delle etichette, della legislazione.
Dopo tutto questo ciacolare di etichette, legislazione e compagnia, cosa c'è di meglio di una bella canzone per augurare a tutti una serena notte?


Nella versione di John Coltrane  e nella versione a cappella di Bobby McFerrin

Buoni sogni.

  N.d.A: in merito all'interrogativo di Gaia riguardante la pectina commerciale e la risposta data da Vale-Tork, rimando entrambe a http://fabipasticcio.blogspot.com/2011/06/contaminazioni-cross-contaminazioni.html e anche a http://fabipasticcio.blogspot.com/2011/07/pastafarianesimo-etichette-alimentari.html.
Usando le parole di Vale non è  che "il fruttapec non va bene, no", meglio essere chiari e trasparenti e dirla tutta tutta.
In base alle  informazioni che ho della pectina commerciale so che riporta la dicitura "può contenere tracce di frumento, latte, uova, nocciole, mandorle e soia", e non ha la spiga sbarrata.
Che significa la dicitura "può contenere tracce di..."? Che può rientrare sia nella categoria nella quale le tracce sono comprese tra 21 ppm (21 mg/kg) e 100 ppm (100 mg/kg), ma anche in quella con tracce > 100 ppm (100 mg/kg). 
Speriamo che la legislazione chiarisca molto bene la distinzione tra le due classi, perchè questo è davvero importante.
La ditta produttrice della pectina pone questa dicitura perchè le sue filiere produttive hanno diversi ingredienti e quindi avverte il consumatore della possibilità di cross-contaminazioni.
Sulla base delle proporzioni da me fatte per calcolare le tracce che si possono assumere nell'arco di una giornata - ribadendo il concetto che non esiste ad oggi un limite di soglia certificato per l'esposizione giornaliera al glutine da parte di un individuo celiaco - mi sono messa nell'ipotesi peggiore possibile: ne un livello di glutine nella pectina commerciale che non può più essere dichiarato come traccia e quindi la dicitura di cui sopra non sarebbe ammissibile.
Facendo i dovuti calcoli e rapporti - la matematica e la chimica non sono una opinione ;-) - nel prodotto finale avrei un livello di tracce intorno ai 100 ppm (100 mg/kg) e dovrei mangiare un kilogrammo di confettura in un giorno per prenderli tutti.
Credo che questo sia un punto focale non solo per il legislatore ma anche per un celiaco o per chi deve allontanare il glutine dalla alimentazione. 
In un certo senso vanno anche sdoganate le nostre menti, bisogna avere sempre più chiarezza nelle etichette e nelle diciture. E soprattutto bisogna far circolare le informazioni, altrimenti rimaremmo serrati su posizioni ultraprotettive che non fanno bene a noi e alla nostra salute, ma solo alle tasche di qualcun'altro!

Concludendo se provate a capire bene il discorso tracce la pectina commerciale può essere utilizzata, avendo cura di non cross-contaminare voi il prodotto in fase operativa ;-). Capisco anche chi non vorrà provarla perchè sa che la confettura la mangerà il proprio bimbo o bimba.  Ciononostante, rileggetevi bene il discorso delle tracce e cominciamo ad aprire le nostre menti ;-)

Grazie mille per la lettura!