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giovedì 4 agosto 2011

Aveiro de Portugal

Magari non sono brava come David Lodge, ma vorrei provarci lo stesso a raccontare di questo mio breve viaggio in Portogallo, per via di un convegno.


Viaggiando in treno da Lisbona ad Aveiro, la Venezia portoghese, quasi in solitario…in compagnia di me stessa e di un buon libro, quindi non da sola, tra una parola e l’altra ho potuto apprezzare il panorama che mi scorreva accanto. Riarsa bellezza la natura che mi dava il benvenuto: chiome di alberi verde scuro mosse dal vento, cielo color cristallo, erbe secche che davano il giusto tocco di giallo al tutto…un pensiero, anzi due tirati dall’arco zen della mia memoria: la California e Van Gogh.



La costa nord della California, dove il Pacifico – secondo il vento- bacia, accarezza, si schianta sulle spiagge e sulle scogliere ed i pini, attenti osservatori, sempre lì, il tronco consumato che racconterebbe chissà quante storie se si prestasse l’orecchio, l’odore del salmastro che pervade lo spirito nel profondo…
Gli alberi, anzi la natura tutta di Van Gogh che, fiera delle sue ferite, nonostante tutto grida “in ogni caso, viva la vita”…nella sofferenza si ama…
Mia opinione è che quando il cielo incontra il mare, ma soprattutto l’oceano ha tutto un altro respiro: è più libero. Ogni sua sfumatura mi ammalia e mi ha fatto e continua a farmi innamorare, anche se adesso non avrei più l’età per passare del tempo, naso all’insù, a guardarlo, a respirarlo…o forse sì?
Il cielo che porta con sé l’oceano, attraverso i canali della Ria de Aveiro arriva ad Aveiro, accompagnato dal vento, e si confonde con le azulejos che ricoprono case e chiese…e le azulejos si fanno murales.


Se ne trovano sparsi per la città diversi e tutti in tema con le attività della cittadina: le saline, la raccolta del “moliço” (fanerogame e alghe marine presenti nella Ria di Aveiro che venivano raccolti ed utilizzati come mangime), i moliceiros (le barche personalizzate e coloratissime utilizzate per navigare nei canali della Ria di Aveiro e per andare a raccogliere il moliço),  gli “ovos moles”…Eppoi si torna alle basi, bianco e nero per il lastricato, che porta con sé comunque il mare, l’oceano attraverso simboli e bolle di varia grandezza.



Oltre al convegno interessantissimo (ma quanto devo ancora imparare, avrei bisogno di almeno due altre vite…) ho conosciuto persone belle, ricche di entusiamo, di pensieri e ripensamenti, dubbi condivisi e condivisibili…una bella avventura. Nonostante il convegno assorbisse praticamente tutto il tempo, di Aveiro la ventosa non ho solo carpito la bellezza degli azulejos e dei moliceiros, ma anche quella di alcuni tesori più o meno celati: i ristoranti. Nutrirsi si deve e con la cucina portoghese ci si nutre all’ennesima potenza! Partiamo dai ristoranti, alcuni sembrano bettole, altri trattorie uscite da un film degli anni ’60-’70 …tipo la cena in trattoria tra Gassman e Manfredi…il film credo fosse  “C’eravamo tanto amati” oppure come la trattoria di Zia Fernanda, vicino al gazometro a Roma…Zia Fernanda non era propriamente mia zia, era la cognata della mia bisnonna materna – il che rende difficile risalire ai gradi di parentela- e aveva questa trattoria e ricordo ancora le incursioni in cucina a riempirmi i polmoni di profumi (il sugo con gli involtini, l’umido, la coda alla vaccinara…una vita fa)… tornando ad Aveiro, altri ristoranti sono moderni, alcuni anonimi, altri splendidi e caratteristici allo stesso tempo. In ogni caso con la bella compagnia il sapore migliora…certo anche un goccio di vino aiuta.
La cucina portoghese può sembrare all’apparenza povera, in realtà è una cucina molto ricca…in aglio, cipolla, olio, uova, zucchero…in ogni caso saporita e che sa sfruttare la purezza delle materie prime, come mi hanno dimostrato tutti i ristoranti in cui ho potuto mangiare.



O Adriano: il primo in cui sono stata, nelle vicinanze del Teatro Aveirense: una sopa de dia calda e confortevole, senza aggiunte di panna o altri addensanti, patate che formano una bella cremina eppoi verze, per secondo ho mangiato il polpo più buono della mia vita, senza esagerazione! Io che non amo affatto i tentacolati e affini, di fronte a quel piatto mi sono ampiamente ricreduta. Servito su un tegame in coccio, con un notevole fondo di olio e aglio in proporzioni praticamente eque, se ne stava al di sopra un polpo a pezzi, ricoperto da sedano e cipolla triti, quando dico ricoperto intendo ricoperto…sapore e morbidezza indescrivibili a parole e si sa che io difficilmente le perdo! Tutto accompagnato da insalata mista con cipolla, ovviamente. Ho fatto un unico errore…non non quello di non essermi portata un prodotto per l’alito, ma quello di aver preso una porzione intera, le porzioni sono davvero abbondanti e spesso i piatti si possono avere a metà porzione, dimensione perfetta per mangiare.
Seconda sera, stavolta con la meravigliosa compagna di belle persone O Batel, nella piazza del Mercato del Pesce. Very very cozy…dietro una piccola porta e tre scalini ti sembra di entrare dentro una imbarcazione, il calore del legno si unisce alla simpatia di chi ci serve e ci consiglia. Sopa do dia comfort food, tanto per non sbagliare e dopo il principe: il bacalao. Stavolta l’ho diviso a metà con un’altra congressista, Superlativo, arrosto con molto olio e aglio, ogni morso una meraviglia e le patate alla brace la sua anima gemella.Del buon vino bianco e per finire un ottimo bicchierino di vero Porto. Costi assolutamente modici per una qualità ottima.
Dura vita quella del congressista…ed il giorno dopo si ricomincia!



E questa volta cena sociale in un posto “in” di Aveiro, una ex fabbrica di ceramiche riconvertita a: ristorante, wine bar, lounge bar con tanto di dj set ( e se ci fosse stata l’odiosa “interior design” di “Cortesie per gli ospiti” avrebbe sproloquiato di ben peggio e di sicuro!...non che gli altri due brillino di simpatia…). Panorama dalla terrazza molto bello, qualità della cucina non elevata, ma quando si è in compagnia…eppoi dopo uno o due bicchierini di Sangria Portoghese, ribattezzata da Camilla, la congressista romana, “il digestivo” per via della presenza di cannella, tutto andava benone…il mattino dopo cominciare con la key lecture e la palpebra calante un vero spettacolo…lo ripeto dura vita quella del congressista, a barcamenarsi tra risk assessment, tiered approaches, popolazioni di diopatre e di molluschi vari.


Ultima sera sempre al Mercato del Pesce, sempre in ottima compagnia, O Telheiro. Qui per alcuni piatti è meglio essere in tre ad ordinare una porzione, perché sono esagerati! Io ho mangiato un’altra versione della sopa do dia, anche questa molto buona e ricca, e poi ho diviso dell’ottima carne ai ferri con un’altra congressista, la mamma di Irene (questa è un’altra storia, che non devo dimenticare). Eppoi fagioli e patatine fritte, che ho però evitato.
Allora per il senza glutine, partiamo dal principio che molte materie prime sono basilarmente (non voglio utilizzare l’abusato “naturalmente”) senza glutine, altro discorso è la materia prima manipolata (processed food). Allora, quello che posso dire è che il pesce e i frutti di mare sono cucinati solitamente in purezza, senza panature o che altro che possono far pensare a possibili contaminazioni crociate (cross-contaminazioni), se c’è pesce fritto può essere fritto nello stesso olio delle patatine, quindi evitateli. Ricordatevi che per il discorso del protocollo HACCP differenti tipologie di alimenti sono conservati e manipolati separatamente e questo si applica anche per una stessa tipologia di alimento, distinguendo tra manipolato e non.
Per essere chiari
Pesce fritto = manipolato, processed, perché c’è panatura
Baccalà alla griglia o arrosto= non manipolato, not processed, nioente panatura, niente crostine con farina, niente.
Idem per la carne!
Stesso discorso per le zuppe, addensante utilizzato la patata. Le patate sono basilarmente senza glutine. E a volte, anzi molto spesso anche se noi non ce ne rendiamo più conto, ma laddove c’è vera crisi se ne rendono conto, utilizzare materie prime non processate piuttosto che semilavorati è davvero meno costoso. Per i dolci, contenendo latte, non so dirvi, in quanto non ne ho mangiati, ma la frutta era buonissima e senza glutine di certo!
Ah! Il vino e quindi anche il Porto sono basilarmente senza glutine pure quelli ;-).
Nella piazza centrale di Aveiro, alla confluenza con i canali, vicino al centro informazioni, c’è una erboristeria che è anche punto vendita autorizzato Schaer ma non solo e lo so perché ci ho comperato biscotti e crackers e ha diversi prodotti senza glutine e senza lattosio e altri derivati del latte.
Ci sono dolci artigianali che comunque sono basilarmente senza glutine e ci sono produttori che producono quei tipi di dolci esclusivamente.
Il rischio di cross-contaminazioni è più nello stoccaggio e nella manipolazione da parte del compratore, abbiate fiducia.
Ad esempio ho comperato delle tortine artigianali tipiche, non di Aveiro, la fabbrica produceva solo quelle, con tanto di scritta che tutto era fatto nel rispetto dell’HACCP e gli ingredienti erano zucchero, uova, mandorle e fagioli.
Invece, gli ovos moles sono i tipici dolci di Aveiro, che non ho assaggiato e e che sono una bomba in molti sensi. Sono fatti di varia forma, il guscio esterno è fatto da ostia, l’interno è zucchero e tuorlo d’uovo mescolati fino a raggiungere una densità mostruosa, il ripieno di ogni dolcetto è un tuorlo d’uovo con molto, molto, molto zucchero. Allora l’ostia potrebbe avere del frumento, ma anche no, ma mi fiderei già meno per l’assaggio.
So che la crema la servono anche in coppette, ma nelle poche pasticcerie che ho potuto vedere – dati i tempi- ad Aveiro, gli ovos moles sono solo con le ostie.

Perché questo discorso??? Faccio una premessa basilare: per quel che ho visto ad Aveiro e per quel poco che ho visto di Lisbona, l’igiene è molto rispettata, al di là di ogni aspettativa, vi assicuro. In fatto di contaminazioni sono estremamente attenti.
Ritornando sempre al discorso tracce, cross-contaminazioni e dose giornaliera (http://fabipasticcio.blogspot.com/2011/06/contaminazioni-cross-contaminazioni.html), personalmente posso dire di non aver avuto nessun problema durate la mia visita in Portogallo e ho potuto mangiare tranquillamente anche ai pranzi del convegno, dove abbondavano verdure ed insalate, pesce, riso, carne in piatti dove il frumento e quindi il glutine non erano assolutamente presenti.
  C’erano anche pietanze fritte, ma in vassoi separati e comunque secondo l’HACCP vanno trattati separatamente, quindi il rischio cross-contaminazione maggiore era mangiare patatine fritte, che non c’erano, ma anche ci fossero state le avrei evitate in ogni caso.

Certo, anzi certissimo e sacrosanto è che ognuno di noi sa e conosce la sua sensibilità, quindi fare attenzione è sempre fondamentale (io nel caso delle pastine con mandorle e fagioli mi sono lanciata e non ho avuto nessun effetto collaterale, erano maggiori quelli dell’aglio e della cipolla. Ma fare attenzione ed essere scrupolosi è sempre fondamentale)



E per finire che cosa mi sono riportata indietro da Aveiro oltre ad aver conosciuto belle persone, oltre ad aver ricevuto conoscenze preziose e contatti interessantissimi, oltre a ciò mi porto indietro l’aver conosciuto una bimba stupenda, Irene, che ha due genitori davvero in gamba. Una bambolina di quattordici (o sedici???) mesi dal sorriso ammaliante che non ha ammaliato solo me (notoriamente facile all’ammaliamento), ma un po’ tutti…alla fine ci sentivamo tutti zii adottivi…per me, propormi come zia adottiva è scontato come respirare, non resisto. Eppoi, cosa c’è di più bello che guardare negli occhi, laggiù nel profondo un bambino e scoprirci infiniti universi di infinite possibilità?…se per caso ti venisse qualche dubbio sul perché essere qui adesso – considerato quello che solo oggi è accaduto nel mondo ti riteresti più volentieri in un eremitaggio compulsivo ai confini della realtà conosciuta – lasciarsi prendere da un bambino per mano e guardarlo negli occhi, volendo ascoltare…

“in ogni caso, viva la vita”…nella sofferenza si ama…


domenica 13 marzo 2011

TravelMoleskine 3: Il Lago di Resia

Durante le lunghe vacanze di Natale  malanni e virus ci hanno fatto compagnia, nonostante ciò, anzi proprio per loro abbiamo deciso di concederci una pausa in quel di Merano (dopo la vacanza estiva Merano ci è entrata nel cuore) e per l'Epifania siamo partiti.
Merano era piena di gente, i mercatini erano al loro termine eppure la loro magia richiamava grandi e piccini.
E che dire delle terme? Altro che il pifferaio di Hamelin...code lunghissime e ben organizzate per entrare in una oasi di pace e ristoro...
Ecco, il sabato le code non erano solo lunghissime, neanche solo chilometriche, di più...il tempo era grigio, tutti i giriingiro che dovevamo fare li avevamo fatti, volevamo una pausa ed ecco che il marito e padre ci dice "PARTIAMO!"...Ok, va bene ma per dove???
E lui imperterrito "Partiamo".
Così prendo al volo la macchina fotografica e via in auto. Il paesaggio estivo coloratissimo e profumato dai meleti è in inverno grigio, triste, tutti quegli alberi scarni e grigi mettono tanta malinconia...ti consola il pensiero che ha primavera sarà tutto nuovamente verde e intenso. 
Passano i chilometri e si sale, piccoli borghi ci salutano, intanto che la strada diventa tornante e ancora tornante: per me questa è la parte dura del viaggio, soffrendo un po' di cinetosi... Ma tengo duro e mi godo lo spettacolo: il paesaggio grigio ricamato da rami che come tante mani magre graffiavano il cielo ha lasciato il posto ad una distesa di bianco, ogni suono è diventato morbidezza, le nuvole ora candide pettinano i raggi del sole timido, che gioca a nascondino.
Saliamo, saliamo, saliamo.
Alla fine arriviamo.
Qui.




 Il lago di Resia...o meglio dire il lago di Curon Venosta? In origine i laghi erano tre: il lago di Resia, il lago di Curon e il lago di San Valentino della muta.
Nel 1950, venne inaugurata una diga che riunì i primi due laghi. Il progetto comincio negli anni '10 del secolo scorso, poi negli anni '20 venne data la concessione ad una società, che poi venne assimilata dalla Montecatini, la quale con il passare degli anni divenne Montedison.
Intanto gli abitanti furono fatti sfollare, le persone abbandonarono campi e case.
Quando arrivate su al lago potrete leggere la storia e nella parole c'è molta amarezza per questo abbandono, che fu vissuto come un piccolo esodo, una cacciata verso terre estranee e ostili.
Gli abitanti dovettero infatti spostare più in alto perchè i paesi originari erano nell'invaso della diga. Per scongiurare il tutto, si racconta che gli abitanti mandarono una delegazione dal Papa, ma i lavori proseguirono...finchè non arrivò la guerra.
Dopo la guerra i lavori ripresero, la diga fu portata a termine, l'invaso allagato.
La torre campanaria fu l'unica a svettare sull'acqua, per qualcuno triste monito per l'indifferenza dell'uomo verso l'ambiente, per altri malinconico ricordo di ciò che era stato, ma anche ricordo della rabbia di chi se n'era dovuto andare.
La torre campanaria risale al 1300 e venne messo sotto la protezione delle Belle Arti. E' stata restaurata nel 2009. Sia in estate sia in inverno il panorama è pieno di suggestioni.

In inverno, ghiacciando il lago, sembra di essere in una favola, tutti come in Pattini d'argento a pattinare e slittare a vela sul lago.



Ci sarà pure il sole, ma fa freddo!!!


Il campanile è ovviamente il più fotografato! Credo potrebbe essere anche un ottimo soggetto per  un pittore



Non voglio entrare nel merito della storia, dell'impatto che ebbe la costruzione della diga a livello socio-economico e ambientale, perchè non ho abbastanza conoscenze in merito a questa situazione. Però, arrivare fin lassù, godersi le nuvole che si rincorrono tra le cime, sentire il vento freddo che ti porta in dono un raggio di sole vale la pena. E poi ti riconcilia con il mondo...almeno per un breve arco di tempo.


E dopo il lago il viaggio prosegue...alla prossima!

sabato 31 luglio 2010

Travel Moleskine 1: Il roseto di Bamberg

“Ma sarà meglio uno scatter plot semplice o complesso? E perché non uno vertical bar stacked?” oppure “ma è meglio fare lo smoothing gaussanio o quadratico/bicubico?”…questi sono i dilemmi esistenziali che in questi giorni affollano il mio cervello e ogni tanto quel che ne resta cerca disperatamente una via di fuga.
E allora che faccio??? Nelle brevi pause, tra un dilemma e l’altro, mi metto a riordinare le cartelle di foto che ho nel computer…nel frattempo piccole idee risalgono la corrente e crescono…così nasce l’idea delle mie travel moleskine virtuali.
Le moleskine, quei taccuini/agende dalla copertina nera con l’elastico rigorosamente nero, le cui piccole dimensioni le rendono adatte ad essere portate ovunque, sono sinonimo di viaggio e di viaggiatore. Nei miei piccoli viaggi ho sempre avuto con me se non una moleskine un quadernetto assai simile su cui raccoglievo impressioni, idee, sensazioni…oltre a cercare di fotografare ( io cerco sempre di fare le cose, ma non ho detto che mi riescano ;-) ) ciò che vedevo con gli occhi, cercavo di “fotografare” il pensiero di quel momento. I miei appunti finivano poi dentro le guide turistiche, che ovviamente assumevano l’aspetto di maritozzi troppo farciti (e dire che non sono mai stati i miei dolci preferiti…). Ovviamente, quando se ne prende in mano una, può accadere che si apra lasciando svolazzare ovunque il suo contenuto, biglietti, scontrini, appunti…questo corrobora l’idea di mio marito, ovvero che il mio vero nome è caos…io non sono disordinata, vivo in un caos ben organizzato… a mio parere…
Ma sto divagando... meglio tornare in tema, ovvero alle travel moleskine e agli appunti stipati nelle mie, pardon nelle nostre guide turistiche…eh, si! siamo “turisti fai da te” ma con guida turistica al seguito, comprata prima di partire e della quale si legge con attenzione tutto ciò che è scritto in piccolo.
Per esperienza sappiamo che quello che le guide spesso considerano poco importante è in realtà una miniera di sensazioni…la guida ti dice “bisogna andare a vedere il tal monumento nella via pinco pallino…” e tu vai, solo che ti accorgi che se invece di andare dritto il tuo sguardo di sguincio devia a sinistra ti imbatti in una qualche piccola meraviglia, che bellamente la guida ignora.
Ecco, ho la presunzione di voler raccontare in questo mio spazio virtuale questo e ho deciso di cominciare da Bamberg.
La scorsa estate, la giornata più calda della stagione, sorella prematura di alcune delle giornate caldissime appena passate, alte temperature e umidità alle stelle persino in Germania…ennesimo viaggio in Baviera, la tappa quel giorno era Bamberg, in italiano Bamberga, città che sorge su sette colli come Roma, attraversata da un fiume come Roma, non biondo come il Tevere, e patrimonio dell’Unesco dal 1993…con queste premesse arrivati in città e trovato parcheggio, ci incamminiamo con l’obiettivo di andare a visitare la Domplatz, che dicono essere una delle più belle piazze della Germania – non a torto eh!, ma il meglio deve ancora arrivare…
Oltre ad essere una giornata caldissima, si festeggiava una ricorrenza particolare della città, quindi lungo le sponde del fiume Regnitz era pieno di bancarelle, soprattutto di cibarie…bratwurst über alles fin dalla mattina presto e ovviamente birra…
la Domplatz è ovviamente in cima ad uno dei colli e altrettanto ovviamente noi saliamo a piedi, che con il caldo non è proprio l’idea migliore…chissà perché, quando siamo in viaggio, quasi mai scegliamo l’idea migliore…però salendo salendo ci godiamo delle istantanee della città, che facendo la strada facile avremmo perso.

Sudati e accaldati arriviamo finalmente in cima alla Domplatz, alla sinistra il duomo imponente, alla destra la Neue Residenz…rapidamente vediamo dove si dirige la folla e andiamo dalla parte opposta! Quindi, ci dirigiamo alla Neue Residenz, anche in cerca di ristoro, paghiamo il biglietto per entrare e… invece di salire le scale, decisi andiamo verso il cortile.
Giriamo semplicemente un angolo eh!  Ma di fronte a noi si apre un magnifico giardino... un giardino di rose, meravigliosamente in fiore e di ogni colore, mentre le nostre labbra disegnano un bel “o” di sorpresa, quasi fossimo bambini che ricevono il giocattolo tanto agognato! In quella calura un oasi di meraviglia è apparsa ai nostri occhi!

Non mi intendo di architettura né tantomeno di architettura di giardini, però credo si possa definirlo giardino all’italiana, con vialetti, fontane e statue, ma la vera opera d’arte sono le rose...tutto il resto le incornicia rendendole ancora più belle, persino il panorama che si gode dal giardino.







Bamberg è un’ostrica che custodisce gelosamente questa perla, bisogna faticare un po’ per vederla, ma ne vale assolutamente la pena.
 


Tutto il resto…Neue Residenz, Duomo, l’Altes Rathaus, ecc. …? Belli, belli, ma, eccezione che conferma la regola, il roseto non menzionato nelle guide turistiche è indimenticabile!



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domenica 4 luglio 2010

Nonno Mario, un libro e Angkor Wat

Nonno Mario è il mio nonno materno, l’omone che si vede a destra nella foto. Quella che mi tiene tra le braccia è la mia nonna materna, AnnaMaria.
Da quella foto son passati così tanti anni, i miei nonni non ci sono più, sono i miei angeli speciali…di quella foto ricordo l’esatta ricorrenza (il battesimo di mia cugina Flavia), ricordo il vestito che portavo – bellissimo, con il corpetto blu di cotone all’uncinetto, la gonna di lino bianca con applicate delle rose blu, all’uncinetto, gonna che rimaneva bianca per pochi minuti con pochissima gioia di mia madre –, ricordo i calzettoni blu traforati, quelli di cotone che seppure leggerissimi, avevo il potere malefico di tatuarti la loro trama nella pelle, ma mica sul primo strato dell’epitelio, naaaa! andavano ben oltre… e ricordo le scarpe con l’occhio, mica quella leggere e sportive, no! quella alla caviglia, pesanti, con doppio cinturino ed il plantare dentro – e le chiamano scarpe estive! Ricordo i capelli sempre lunghi e senza mollette (freedom for ever!), i denti davanti caduti…l’alba della mia esistenza! Nonostante le scarpe pesanti, quante corse  e quanti giri sull’altalena – incidenti inclusi – e se avessi oggi un vestito come quello me lo metterei perchè  era “da grande”…
Ehm, io comincio e poi divago tra i binari dei pensieri, non sarei un buon treno, troppi deragliamenti…tornando a Nonno Mario – perchè quando penso a lui le iniziali sono sempre maiuscole – era davvero speciale! Ora mi direte “guarda che agli occhi dei nipoti tutti i nonni sono persone speciali, quasi magiche,  fa parte del DNA nonnesco essere speciali e magici”…ve lo concedo, ma Nonno Mario era speciale…pur non essendo un santo, uno scrittore, un poeta o un navigatore, pur non essendo un capitano d’industria o un illustre professore…No...
Nonno Mario era “ romano de’ Trastevere”, i suoi genitori avevano terra a Maccarese, erano contadini e di loro ho il ricordo sfumato di una vecchia foto in bianco e  nero, non ricordo se fosse arrivato all’avviamento o avesse la quinta elementare, aveva una ampia cultura da autodidatta…mi ricordo che faceva i cruciverba della  Settimana Enigmistica, soprattutto quelli difficili -  e non ne sbagliava uno! –, fumava le  Esportazioni senza filtro, quelle con il pacchetto di quel bel verde che adesso va tanto di modo e la silhuoette della caravella,  a vele spiegate su, a casa aveva sempre pacchetti di cerini e mi ricordo che mi divertivo da matti a vedere le illustrazioni…Nonno Mario lavorava nel cinema, guidava i camion e si occupava delle attrezzature del gruppo luci; lavorando nel cinema, aveva viaggiato, anche in condizioni molto poco piacevoli – ma come te le raccontava sembrava sempre una passeggiata! – e da ogni luogo aveva portato oggetti che arredavano la sua casa,  foto in bianco e nero e ricordi e racconti. Parlava poco degli anni della guerra, ma parlava molto dei suoi viaggi…eppoi, ogni volta che andavo dai nonni io li avevo davanti agli occhi,  perchè gli oggetti che vedevo raccontavano…
Come si collega tutto ciò ad un libro?  E ad Angkor Wat?Ai miei genitori è sempre piaciuto leggere ed io ho sfogliato libri sin da che ho cominciato a camminare – e ho cominciato presto ;-). Tra i libri di mio padre c’era un volume bellissimo, ricco di foto, che parlava delle meraviglie del mondo, luoghi archeologici sparsi per il globo, nell’emisfero australe e boreale. E io ho fatto tanti di quei viaggi seguendo quelle immagini – magari, un giorno racconterò del poncho, di Machu Picchu e del prozio viaggiatore. In copertina quel libro aveva una bellissima foto di Angkor Wat e mio nonno  a casa aveva un dipinto, portato dalla Cambogia, proprio di Angkor Wat. Anche noi avevamo a casa un dipinto di un tempio cambogiano, ma non era Angkor Wat… Nonno Mario andò in Cambogia per “Lord Jim” – anche se il suo nome, come quello di altri lavoranti, non compare nei titoli di coda, che per inciso nessuno guarda. 
Credo che nella mia mente di piccola infante, il dipinto in casa di Nonno Mario, le sue foto di Angkor Wat e la copertina del libro simboleggiassero già il VIAGGIO…solo il nome suscitava in me mistero, curiosità, magia…Quanti pomeriggi ho passato a guardare le vecchie foto del nonno e quanti altri pomeriggi a leggere e rileggere il libro…ho viaggiato fino ad Angkor Wat senza mai andar via di casa,  ho camminato per i viali che conducono al tempio tramite le parole dette e lette, ho in testa l’immagine dei bassorilievi e dei pinnacoli, dei prati e degli alberi intorno e anche dell’aria…Pur non essendoci mai fisicamente stata, spiritualmente ci sono stata tantissime volte…grazie a Nonno Mario e ai suoi ricordi. Mi ha sempre fatto viaggiare con un biglietto speciale e non è mica da tutti! 
Per vari accadimenti poi, viaggiò sempre meno, pur continuando a lavorare…dovette smettere di fumare– purtroppo gli effetti collaterali del fumo lo colpirono severamente –, ma non smise di fare i cruciverba difficili della Settimana Enigmistica…i ricordi della mia adolescenza legati a lui sono agrodolci - ma si sa l’adolescenza sa essere acre!- e anche meno vividi. Invece, quelli legati alla mia infanzia sono ancora vivi e splendidi. Anche mio padre ama fare i cruciverba difficili della Settimana Enigmistica. E io ho la stessa passione per la Settimana Enigmistica…incredibilmente anche Alessio comincia a divertirsi tanto con i cruciverba crittografici …lo scienziato che è in me rifiuta a priori l’idea, ma alla mia voce poetica piace tanto l’idea che i ricordi possano essere trasmessi con il DNA…
Ciao Nonno Mario, grazie per esserci stato.