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domenica 24 aprile 2011

Pasqua: auguri con Fiadone abruzzese by Fabipasticcio senza glutine e senza latte vaccino ... Fiadone abruzzese gluten free cow milk free ... un aforisma di Alda Merini ed un pensiero di Madre Teresa...per tacer delle mucche ottantatreenni!

Un titolo...un programma...
Giusto giovedì scorso leggevo su "L'Internazionale" che i titoli dei libri diventano sempre più ricchi di sottotitoli; urgono spiegazioni a noi poveri lettori oppure c'è altro?
L'ipotesi è che i motori di ricerca indicizzino tutto e quindi pur di esserci, via con i sottotitoli...comunque non è detto che vengano indicizzati correttamente dai motori di ricerca.
La versione tecnologica del cane che si morde la coda???
Nel mio caso, la scelta di allungare il titolo è spiegata dal fatto che essendo "pasticcio", essendo facile a partenze per tangenti inesplorate e pronta a voli pindarici, vorrei avvertire il lettore o la lettrice - magari hanno paura del volo e io li metto in ansia...

Intanto, l'aforisma:

"Il grado di libertà 
di un uomo
si misura dall'intensità
dei suoi sogni"
(Alda Merini)

Aperto il libro a caso, colpo di fulmine odierno.
E' difficile credere ancora si possa sognare, soprattutto se guardiamo le notizie di cronaca nazionale ed internazionale, sia di oggi sia dei giorni scorsi.
Non ho scritto in questi giorni, ali di diversi pensieri frullavano...alcuni meno belli, altri decisamente brutti, ma parole e piccoli gesti arrivano sempre e questo mi rincuora...nonostante tutto...
E dopo questo cappello, i miei migliori auguri a voi e ai vostri cari per una Buona Pasqua, che sia davvero rinascita e pace, o almeno speranza, tanta...



Questo piccolo ulivo è in realtà un vecchietto che tanto ha visto e vissuto, eppure il suo fogliame si lascia ancora accarezzare dal sole e dal vento. 
Si trova all'interno dei giardini di Castel Trauttmansdorff, a Merano, un posto meraviglioso di cui mi riprometto sempre di parlare (intanto lascio il link i giardini di Castel Trauttmandorff)
Questa Pasqua la stiamo vivendo qui a Venezia, nella nostra terraferma, e non a Roma.
Stamattina, mi son svegliata prestino e fuori c'era un nebbione che sembrava novembre...
Il cielo si è ingrigito, ma per tornare un pochino di sole nel mio cuore ieri pomeriggio mi sono rintanata in cucina, per il pranzo di oggi volevo comunque avere un pezzettino di centro Italia con me e così ho preparato una delle tante versioni del Fiadone abruzzese, ma anche molisano.

La mia versione è ovviamente senza glutine e senza latte vaccino (non senza lattosio, poichè il latte di pecora ha comunque lattosio, ma le proteine sono differenti e magari ne parlerò in un altro post).
Per la pasta di questa torta rustica, mi sono ispirata alla mia versione della pasta matta di Felix (http://uncuoredifarinasenzaglutine.blogspot.com/), poi metterò prossimamente anche quella, promesso! E' più una minaccia, sappiatelo ;-)
Però senza Olga-Felix non sarei arrivata ad avere il risultato che avevo nella mia testa.
Ecco quindi la ricetta

Fiadone abruzzese by Fabipasticcio senza glutine e senza latte vaccino
Fiadone abruzzese gluten free cow milk free 
(nel senso che è tutta una rielaborazione)




Ingredienti per la pasta

#250 grammi di farina senza glutine MixIt
#150 grammi di farina senza glutine per pane e pasta NUOVA TERRA
un vasetto di yogurt di soia naturale da 200 gr
sale
pepe
2 uova medie (mangime naturale, allevate a terra, meglio se biologiche)
#1 bustina di lievito in polvere senza fosfati e senza glutine (cremor tartaro e bicarbonato di sodio, con simbolo spiga sbarrata, se ne trovano diverse marche nei negozi "bio")

Ingredienti per il ripieno

4 uova medie (mangime naturale, allevate a terra, meglio se biologiche)
500 gr di formaggio pecorino misto, varia stagionatura ma non troppo stagionato, io avevo della caciotta fresca e del pecorino a media stagionatura.
La ricetta che ho io prevede l'uso del rigatino e/o di formaggio di capra.
#1 bustina di lievito in polvere senza fosfati e senza glutine (cremor tartaro e bicarbonato di sodio, con simbolo spiga sbarrata, se ne trovano diverse marche nei negozi "bio")
noce moscata (io come sempre abbondo!)
pepe macinato (la ricetta prevede in grani)

Come ho preparato la sfoglia:

ho messo tutto nel Kenwood...troppo stringata??? ok, ho messo le uova intere, il sale, il pepe, lo yogurt, il lievito e le farine miscelate tra di loro nella planetaria e con la frusta a K per impasti ho impastato il tutto.
Ho poi dato la forma di una palla alla pasta, con le mani spolverate però di farina MixIt.
La cosa fantastica di questa pasta, fatta con questi ingredienti, è che non necessita di riposo e si stende bene tra due fogli di carta forno, preventivamente spolverati di farina MixIt.
I pregi ulteriori di questa pasta: non ha altri grassi aggiunti, la presenza di quel tipo di lievito la rende leggera e morbida per via della reazione del lievito con l'acidità dello yogurt (pensate a quello che accade tra il latticello e la stessa tipologia di lievito nei muffin!) e lo yogurt di soja da' un altro importante aiuto ;-)
...nessuna lampadina accesa??? sicuri sicuri???
Lo yogurt di soia contiene naturalmente lecitina di soia che è il re degli addensanti;-) quindi può sostituire in maniera più che egregia lo xantano;-).
Poi vi spiegherò meglio.
Ma veniamo al ripieno...come farlo? allora o si grattugia il formaggio dopo averlo pulito dalla crosta, oppure si prende l'accessorio robot della planetaria, si taglia a quadratini il formaggio e lo si trita nel robot; dopo averlo grattugiato/tritato, in una capace terrina si battono le 4 uova medie intere con il pepe tritato direttamente dal macinino, la noce moscata abbondante e la bustina di lievito, e dopo, a questa cremina, viene aggiunto il formaggio grattugiato/tritato. Si mescola il tutto per bene.
La pasta già stesa sulla carta forno viene posta nello stampo di 24 cm di diametro, con un coltello ho rifilato le eccedenze. Le eccedenze le  ho stese nuovamente per fare la griglia. Una volta posta la base di pasta nella teglia, si riempe con il composto di formaggio e si copre con la griglia; infine, si ripiega per avere un bordo tutto intorno...proprio come la  classica crostata.
Prendendo fiato, torniamo al fiadone, che qui è nudo e crudo ed in forno pronto per cuocersi in forno caldo, a 180°C per 45 minuti circa o finché è bello dorato.



La versione che io diceva che poteva essere fatto a foggia di crostata salata, ma altre versioni dicono di farlo a forma di raviolo, di grandezza variabile; infatti, si parla sia di fiadone sia di fiadoni. Io ho fatto la versione crostata, perchè era più rapida...
Il mio, da cotto, era pallidino perchè la superficie doveva andare spennellata con un tuorlo.

Però era ben dorato e profumatissimo.
Avendolo fatto ieri, temevo non poco come sarebbe stato oggi.
Stamane l'ho tolto dallo stampo, ho eliminato la carta forno e l'ho messo su un piatto per forno in forno  a basse temperature, sui 120°C circa, per almeno un'ora.
A pranzo era perfetto: caldo ma non troppo, impasto morbido e non umido, con il ripieno morbido.
E come potete vedere è stato gradito. A mio modesto parere può essere un ottimo piatto unico con una bella insalata verde di contorno.



Quello che è avanzato sarà il nostro pranzo di Pasquetta, assieme alle altre cose che ho preparato ancora sabato.
E ci tengo a sottolineare che la pasta non fa rimpiangere il suo omologo glutinoso ;-).

# per i celiaci e le persone gluten sensitive: accertarsi sempre che gli ingredienti abbiano il simbolo SPIGA SBARRATA o l'apposita dicitura SENZA GLUTINE  come da regolamento CE 41/2009.

Oh, finalmente siamo giunti alla conclusione delle mie ciacole e concludo con una frase di Madre Teresa,  di uno splendore unico.

"La vostra gioia è il mezzo migliore per amare i vostri nemici"
(Madre Teresa)

Chi sono i nostri nemici?
Vogliamo parlarne?
Io non credo si debba vivere sempre sul chi va là, lancia in resta in posizione di eterna difesa dai nostri "nemici", persone fisiche o incarnazioni fisiche che siano.
Credo che certa negatività, certi input, dalla cronaca giornaliera degli eventi piuttosto che da quanto ci accade nel nostro quotidiano ( e ultimamente in questo campo mi sembra di aver sperimentato abbastanza), credo che ciò sia "nemico", uscito come ogni giorno ad "uccidere sogni", come diceva Cummings.
Da questo si dovrebbe "andare oltre" e cercare di rispondere con gioia...portando con noi anche il senso vero della Pasqua.
Ed i miei pensieri in questo momento vanno ad una giovane amica, che a breve affronterà un durissimo cammino; con tutta la massima fiducia nel progresso medico, spero davvero che la gioia e la speranza di vivere alleggeriscano un poco i suoi passi e le rendano la battaglia contro il suo nemico meno improba...
E su questo mood malinconico - ma la vita  e l'amore sanno anche essere malinconici!- , se qualcuno ancora si starà chiedendo cosa c'azzeccano mai le mucche onttantatreenni con il tutto, vi rassicuro che non ci sono ingredienti "speciali" in ciò che faccio :-D, a parte l'ingrediente segreto (l'ammore!!!) di cui faccio smoderato uso...
Nel mucchio di tanta cronaca nera giorni fa ho letto la notizia di una frode di un nostro ente governativo relativa alle quote latte e alle mucche presenti sul territorio...la vita media di una mucca normale è di otto anni, questo ente nazionale è stato capace di far vivere le nostre mucche fino alla veneranda età di ottantatrè anni!
Un vero caso di studio!
Non se credere al fatto che le risate allunghino la vita o ci seppelliscano, certo è che ultimamente il nostro governo ci sta dando perle di grande umorismo...diciamo così...

Buona Pasqua a tutti!
PS: e anche Buona Pasquetta

domenica 13 marzo 2011

TravelMoleskine 3: Il Lago di Resia

Durante le lunghe vacanze di Natale  malanni e virus ci hanno fatto compagnia, nonostante ciò, anzi proprio per loro abbiamo deciso di concederci una pausa in quel di Merano (dopo la vacanza estiva Merano ci è entrata nel cuore) e per l'Epifania siamo partiti.
Merano era piena di gente, i mercatini erano al loro termine eppure la loro magia richiamava grandi e piccini.
E che dire delle terme? Altro che il pifferaio di Hamelin...code lunghissime e ben organizzate per entrare in una oasi di pace e ristoro...
Ecco, il sabato le code non erano solo lunghissime, neanche solo chilometriche, di più...il tempo era grigio, tutti i giriingiro che dovevamo fare li avevamo fatti, volevamo una pausa ed ecco che il marito e padre ci dice "PARTIAMO!"...Ok, va bene ma per dove???
E lui imperterrito "Partiamo".
Così prendo al volo la macchina fotografica e via in auto. Il paesaggio estivo coloratissimo e profumato dai meleti è in inverno grigio, triste, tutti quegli alberi scarni e grigi mettono tanta malinconia...ti consola il pensiero che ha primavera sarà tutto nuovamente verde e intenso. 
Passano i chilometri e si sale, piccoli borghi ci salutano, intanto che la strada diventa tornante e ancora tornante: per me questa è la parte dura del viaggio, soffrendo un po' di cinetosi... Ma tengo duro e mi godo lo spettacolo: il paesaggio grigio ricamato da rami che come tante mani magre graffiavano il cielo ha lasciato il posto ad una distesa di bianco, ogni suono è diventato morbidezza, le nuvole ora candide pettinano i raggi del sole timido, che gioca a nascondino.
Saliamo, saliamo, saliamo.
Alla fine arriviamo.
Qui.




 Il lago di Resia...o meglio dire il lago di Curon Venosta? In origine i laghi erano tre: il lago di Resia, il lago di Curon e il lago di San Valentino della muta.
Nel 1950, venne inaugurata una diga che riunì i primi due laghi. Il progetto comincio negli anni '10 del secolo scorso, poi negli anni '20 venne data la concessione ad una società, che poi venne assimilata dalla Montecatini, la quale con il passare degli anni divenne Montedison.
Intanto gli abitanti furono fatti sfollare, le persone abbandonarono campi e case.
Quando arrivate su al lago potrete leggere la storia e nella parole c'è molta amarezza per questo abbandono, che fu vissuto come un piccolo esodo, una cacciata verso terre estranee e ostili.
Gli abitanti dovettero infatti spostare più in alto perchè i paesi originari erano nell'invaso della diga. Per scongiurare il tutto, si racconta che gli abitanti mandarono una delegazione dal Papa, ma i lavori proseguirono...finchè non arrivò la guerra.
Dopo la guerra i lavori ripresero, la diga fu portata a termine, l'invaso allagato.
La torre campanaria fu l'unica a svettare sull'acqua, per qualcuno triste monito per l'indifferenza dell'uomo verso l'ambiente, per altri malinconico ricordo di ciò che era stato, ma anche ricordo della rabbia di chi se n'era dovuto andare.
La torre campanaria risale al 1300 e venne messo sotto la protezione delle Belle Arti. E' stata restaurata nel 2009. Sia in estate sia in inverno il panorama è pieno di suggestioni.

In inverno, ghiacciando il lago, sembra di essere in una favola, tutti come in Pattini d'argento a pattinare e slittare a vela sul lago.



Ci sarà pure il sole, ma fa freddo!!!


Il campanile è ovviamente il più fotografato! Credo potrebbe essere anche un ottimo soggetto per  un pittore



Non voglio entrare nel merito della storia, dell'impatto che ebbe la costruzione della diga a livello socio-economico e ambientale, perchè non ho abbastanza conoscenze in merito a questa situazione. Però, arrivare fin lassù, godersi le nuvole che si rincorrono tra le cime, sentire il vento freddo che ti porta in dono un raggio di sole vale la pena. E poi ti riconcilia con il mondo...almeno per un breve arco di tempo.


E dopo il lago il viaggio prosegue...alla prossima!