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venerdì 11 novembre 2011

Faxemo San Martin 2011: La festa della Condivisione...perchè Condividere è il sale della vita!!!

Faxemo San Martin !

E' San Martino! Un anno fa pubblicai il post di cui ho messo il link. 

Ogni anno qui nel mio quartiere CAMPALTO, la cui storia potete leggere cliccando sul link, si festeggia in pompa magna! 

I bimbi delle scuole materne ed elementari vengono a  batter il San Martino fin dai nonni, nel loro centro che è situato dietro la nostra parrocchia.  La parrocchia attuale è quella di Santi Martino e Benedetto, ma la chiesa vecchia, piccola e vicino all'asilo Sant'Antonio, dove è andato anche Ale e del quale abbiamo un ricordo meraviglioso, è quella di San Martino.
I bambini arrivano sempre belli, sorridenti, gioiosi e con gran clamore e aspettano le caldarroste e la cioccolata calda!
Come ogni anno i nonni organizzano tutto, comperano i marroni, preparano il braciere per le castagne, i tavoli per servire e noi mamme andiamo ad aiutare, soprattutto a tagliare le castagne e a preparare la cioccolata, eppoi a servire. 

Il simbolo di United in Water disegnato
dalla  IV B della Scuola Pascoli - Istituto
omnicomprensivo Gramsci
Nonostante il lavoro, sono sempre andata a tagliare le castagne, anche quando era all'asilo. Solo due anni fa non potei andare, perchè ero a Copenhagen per lavoro e Ale  non potè andare perchè gli venne un febbrone pazzesco. 
Gli altri anni tagliavo castagne, vedevo i bimbi arrivare e dopo scappavo a Venezia in ufficio, sempre tutto di corsa. 
Quest'anno, complice la presenza del nostro nuovo bimbo - che viene dalla Repubblica Ceca e che è qui con altri suoi compagni e con alcuni insegnanti e con altri bimbi e insegnanti di Spagna, Irlanda e Germania e di insegnanti della Romania nell'ambito del progetto Comenius "UNITED IN WATER"

Questo è il link del blog del nostro plesso UNITEDINWATER .

Questo è il link della presentazione del lavoro di mio figlio e di tutti i suoi compagni 

che ho anche condiviso su FB e con molto molto molto orgoglio! 

Piccolo inciso: molti dei  compagni di Ale della IVa e della IVb sono compagni dall'asilo, con molti di loro stiamo percorrendo un cammino insieme per la comunione, mi sento molto loro "zia" adottiva: vederli crescere, esprimersi, conoscere la loro gioia, la loro sensibilità, la loro birbanteria è sempre stupendo. Per questo sono orgogliosa come una tacchina che fa la ruota e non me ne vergogno neanche un po'!


Tornando a stamani, dopo essere finalmente riuscita ad offrire un caffè alle mie amiche per il mio compleanno - visto che offrono sempre loro una volta toccherà anche a me! - siamo andate a tagliar castagne! 
Ero partita preparata con i miei fidi coltellini e per fortuna! Son stati utilissimi! 

Fonte: Depositphoto.com
Quante castagne abbiamo tagliato? 
Considerate una media di 6 castagne a sacchettino e 350 sacchetti circa, forse di più...insomma abbiamo lavorato! E stavolta mi sono anche fermata ad aiutare a servire e con l'occasione ho fatto foto a tutta la classe e agli altri bambini. 
Quest'anno oltre alle caldarroste e alla cioccolata, i nonni hanno offerto anche le caramelle
...insomma una goduria per i bimbi, ma anche per noi grandi! 
Sono momenti che ci porteremo dentro sempre...io poi che mi commuovo con niente... come faccio a non commuovermi? 

La festa di San Martino in Strata, che è stato per un certo tempo toponimo di Campalto, quest'anno è anche la festa della condivisione, perchè San Martino è il santo della condivisione. 
Un anno fa avrei dovuto condividere la ricetta del San Martino, avrei detto che l'avrei messa ed eccomi qua!

Per San Martino serve la pasta frolla vi metto le due versioni con cui l'ho fatto

Pasta frolla I versione

300 gr di farina senza glutine (Hammer Muehle Mehl)
200 gr di farina di mais fioretto (consentito)
100 gr di farina di riso (consentito)
2 uova +1 tuorlo
la scorza grattuggiata di 1 limone non trattato
200 di zucchero
200 di margarina
pizzico di sale
che si trova anche qui in versione crostata

Pasta frolla II versione 

250 gr di Kucken Fix dell’Hammer Muehle che contiene farina di mais, farina di riso e zucchero, a ciò ho aggiunto
due tuorli di uova medie
100 gr di margarina
che si trova anche qui 

FONDAMENTALE: Lo stampo a forma di cavallo e cavaliere, che qui si trova piuttosto facilmente, oppure fate come ho fatto io cioè trovata una bella forma di San Martino nel web, l'ho stampata, riportata su carta forno o su foglio di acetato per alimenti e l'ho usata a mo' di stampo. In questo secondo caso, altrettanto fondamentale è aver un tagliatore di professione che appoggiata la carta lucida sulla frolla stesa tagli perfettamente il cavallo e cavaliere... e io ce l'ho! 
Potrei persino parafrasare il consorte dicendo: "altrimenti che mi sarei sposato a fare...", ma non lo faccio ;-)
Anzi, come ho già fatto gli dedico anche qui una canzone meravigliosa cantata da una donna magnifica

"My funny Valentine
Sweet comic Valentine
You make me smile with my heart
Your looks are laughable
Unphotographable
Yet you're my favourite work of art"



Ma torniamo a San Martino
...una volta che si ha la pasta a forma di cavallo e cavaliere, meglio se stesa su carta da forno,  in relazione alla grandezza cuocete il San Martino in forno a 180° per un minimo di 15 minuti fino ad un massimo di 30 minuti; di solito, le mie grandezze di San Martino si cuociono in 20 minuti o poco più.
Poi si lascia intiepidire e si prepara la glassa per la glassatura.
Due sono i tipi di glassa: quella all'albume colorata con vari coloranti e quella al cioccolato.  La glassa fa da collante per i dolci che vanno messi sul San Martino.
Io di solito faccio quello con il cioccolato fondente, che lascio fondere in MW e poi spalmo con pennello al silicone.
Per i dolcetti, liberate la fantasia! Si va dai decori più tradizionali fino a quelli più fantasiosi. Insomma un luccichio per gli occhi ed un divertimento per il gusto!
Come al solito metto sempre tanta carne al fuoco! ricapitoliamo... c'è San Martino, c'è la festa, ci sono i bambini, ci sono mio figlio ed i suoi amici di IVa e IVb, c'è il progetto Comenius, c'è l'acqua preziosa che ci unisce tutti , ci sono le risate, la gioia, il marito intagliatore, la musica splendida...c'è la voglia di stare insieme, di condividere!

Condividere non è una parola vuota, sebbene i tempi in cui siamo ce la facciano apparire tale. La condivisione è il sale della vita, l'ho detto e lo ripeto. Condividere significa dividere ciò che si ha, che sia un sorriso, un pensiero, un caffè, del pane, un libro o una esperienza, con qualcun'altro, amico vicino o lontano.  Come abbiamo detto " a blog unificati" il 5 novembre lo stare insieme per molte amiche di blog e per me può essere le RIFATTE SENZA GLUTINE. Per altre amiche sempre nella blogsfera la condivisione, lo stare insieme è anche QUANTI MODI DI FARE E RIFAREPer molte persone, come me che devono evitare il glutine nella propria dieta o che sono celiache, Felix e Cappera, prima nel presentare le loro ricette in un forum di cucina e poi nel loro blog Un cuore di farina senza glutine sono state e sono grande fonte di informazioni importanti e di ricette che sembravano impossibili da fare con le farine naturalmente senza glutine e/o dietoterapiche. Non è per incensare che scrivo ciò, è solo - come ho già detto più e più volte, ma si sa repetita iuvant - per dare a Cesare quello che è di Cesare. Come ho detto a proposito dell'arista con cipolle borrettane e mele dell'Alto Adige anche in cucina nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma, ovvero ci sono mille ricette per una preparazione, ognuno di noi può rielaborarla, in mood diversi come ad esempio il mio chaltron mood, ma citare le varie fonti non rende peggiore la ricetta rifatta o migliore solo la ricetta di partenza, rende giustizia ad entrambi. Ora, è ovvio che se le fonti sono migliaia non ci si mette a scrivere una bibliografia completa per ogni ricetta, però non citare affatto non è educato... Non citare affatto quando la madre o le madri della ricetta di partenza sono note non è soltanto maleducato, decisamente peggio...azioni del genere in altri campi costano...vi faccio un esempio: l'Università Ca' Foscari ha messo a punto un suo software anti-plagio per controllare le tesi che vengono presentate. Se il software dà una segnalazione, la tesi viene bloccata e viene esaminata da una commissione. Il plagio è come una sottile linea rossa e nell'era di Internet la linea rossa è tanto più sottile, ma ci sono strumenti e metodi in grado di rilevare lo yocto. Sembra che la sindrome da Masterchef colpisca peggio dei rotavirus o dei virus influenzali ai primi freddi, ma ogni tanto bisogna anche guarire ;-)  Tutto questo discorso per arrivare a cosa? Semplicemente a ricordare che citare è doveroso oltre che ad essere indice di buona educazione. A volte è anche meglio farlo preventivamente ;-) come nel caso di queste due ricette:Impasto semi-dolce delle Simili di Uncuoredifarinasenzaglutine e Il panettone senza glutine di uncuoredifarinasenzaglutine. Ecco! quando e se supererò certe paure, la sottoscritta chaltron woman si preparerà a farle, nella sua solita chaltron maniera, perchè comunque le ricette di Felix e Cappera, condivise con il loro cuore, sono una vera garanzia! E senza togliere nulla alle altre amiche che mi hanno insegnato e insegnano tantissimo e che trovate nel mio blogroll. E per finire in bellezza,  Felicità e Musica!







Doppia Felicità




The look of Love - Diane Krall

The very thought of you - Billie Holiday


Try a litte tenderness - Nina Simone

lunedì 15 novembre 2010

I miei Muffins alla nutella o Muffinmania I anche senza glutine ...Nutella muffins gluten free

Prima di tutto, GRAZIE KAT (di American Pie e dintorni)!
Li riconosci vero???
Sapessi quanto hanno fatto contenta me e doppiamente contento mio figlio, che ha detto ai suoi compagni "l'amica americana di mamma ci ha mandato le decorazioni originali di halloween per i muffins!"
 I pirottini come capirai sono già stati usati, ma gufetti e zucche possono sempre tornare utili ;-).
Partendo da sabato scorso e non considerando i muffins salati di mia "invenzione" fatti per il compleanno del cucciolo, a sabato mattina appena passato le dozzine di muffins fatte, infornate e distribuite sono state 12!
Sì, 12 DOZZINE belle tonde, ma di una dozzina di muffins salati che son venuti buoni da leccarsi i baffi che non abbiamo (ed erano senza glutine e senza derivati del latte) non ho foto, quindi devo rifarli...
...eppoi mi stupisco se una mia amica per il mio compleanno mi regala una splendida padella in ceramica?
Noooo!
...la mia femminilità si esibisce però solo in certe preparazioni...
Premesso che adoro sia i libri di Nigella Lawson sia quelli di Jamie Oliver, in realtà la vera LUCE per me è un libricino di Jean Parè, regalatomi dalla mia carissima amica Paola, bolognese fino al midollo ma canadese d'adozione. Paola :-***
Premesso

  1. che il Canada, o meglio una certa parte del British Columbia  a me fa battere il cuore più velocemente, 
  2. che vado in visibilio di fronte a qualsiasi cosa che abbia l'aspetto di un muffin, un quick bread, un loaf, una pie 
  3. che anche alcune preparazioni germaniche ma simil-anglosassoni mi strappano urla di gioia e visibilio...ma non tanto forti da chiamare la neuro (sono sempre più convinta che o in un'altra vita ero anglogermanica o il marchese - o era conte?- che diede il frutto dei suoi lombi ad un'umile servetta e generò il mio trisavolo e diede quindi inizio alla nostra famiglia aveva ascendenze anglogermaniche, che è possibile considerando che erano nell'allora Stato Pontificio e qualche sacco c'era stato nel frattempo).
Ora, se è vera la terzache ho detto, questa anglogermanicità in me si è altamente espressa, un carattere recessivo che alla fine ha trovato modo di mostrare il suo fenotipo, cioè me...così è bello e chiaro, cristallino che c'ho due neuroni, una sinapsi e tutte e tre sono fuori di testa...
E come intro non è male!
Ma veniamo a questa mia piccola bibbia...Mostly Muffins, nomen omen.
Questo libricino delizioso ha perso la sua forma, si è infarcito di note, noticine e appunti vari,  perchè faccio una ricetta e annoto le modificazioni, la seconda volta modifico le modifiche e quindi è tutto un fiorir di rimandi e richiami e siccome il libro è in cucina sulla mia mensola a portata di mano, come altre 20 o 30 cose, finisco per rovesciarlo un giorno si e l'altro si e quindi tutti i foglietti si scambiano di posto ed è SUBLIME il caos!
Adoro le ricette di Jean Parè, nessuno è capace di scrivere una ricetta for dummies meglio di lei, e utilizzando ingredienti di tutti i giorni si possono sfornare delle bontà...
E in questa settimana mi sono resa conto che sono muffin-maniaca e tutto quello che posso lo trasformo in muffin.
Prima ricetta muffin-maniac ovvero una rivisitazione di una mia invenzione: muffin allo yogurt e cioccolato e poi si sono definitivamente arricchiti di nutella.
La ricetta è stata anche pubblicata nel lontano 2007 sul forum nessunonasceimparato.
Vi metto tra parentesi la possibile versione glutenfree.

I miei Muffins alla nutella o Muffinmania I anche senza glutine
Nutella muffins gluten free



Ingredienti


250 g di farina 00 (se gf, 200 gr MixIt Ds che è Schar e 50 grammi di fecola di patate*)

10 g di lievito per dolci (io ormai uso il lievito al cremor tartaro senza fosfati garantito gf, altrimenti lievito consentito)
140 g di zucchero
scorza di limone grattugiata
2 cucchiaino di vaniglia bourbon


3 uova extrafresche (io uso quelle grandi)

40 g di olio di riso

30 g di olio evo

200 gr di yogurt alla vaniglia (o yogurt alla soia)
un pizzico di sale
nutella (oppure crema spalmabile di cioccolato fondente, senza latte)


§ per i celiaci e le persone gluten sensitive: accertarsi sempre che ci sia o la SPIGA SBARRATA  o l'apposita dicitura SENZA GLUTINE  come da regolamento CE 41/2009 e non dimenticare mai il discorso sulle tracce e cross-contaminazioni.

Procedimento

Il forno va preriscaldato a 180°. 
Si possono o imburrare gli stampini da muffin oppure si possono inserire i pirottini di carta negli stampini da muffin. 
Questa seconda procedura è quella che uso io.
Setacciare assieme la farina, il lievito per dolci, lo zucchero,la vaniglia bourbon ed il sale. 
Mescolare bene per evitare grumi. 
Nella terrina della planetaria sbattere le uova intere con zucchero, il mix di oli e lo yogurt. 
Una volta mescolati bene gli ingredienti liquidi amalgamare questi agli ingredienti solidi. 
Con la planetaria si usa la frusta a k per impasti morbidi, altrimenti si danno i classici 12 giri di cucchiaio evitando la formazione di grumi. 
FONDAMENTALE per i muffins è non strafare, non mescolare eccessivamente, tanto che Jean Parè ed altri dicono di dimenticarsi del mixer. 
Il pregio della planetaria è che avendo questa frusta a k per impasti morbidi ci si impiegano dieci minuti esatti tra pesatura, impasto e versamento negli stampini, 20 minuti di cottura e poi muffins belli e buoni pronti.
Gli stampini vanno riempiti normalmente per 3/4 della loro capacità e a questo punto via con un bel cucchiaino colmo, ma molto colmo di nutella. 
Sono sicura di aver visto nel web una cosa del genere, ma non ricordo assolutamente dove e soprattutto chi, scusatemi. 
Comunque, la nutella deve affondare leggermente nell'impasto così i muffins lieviteranno correttamente e avranno un morbidissimo e golosissimo cuore cremoso di nutella. 
I muffins vanno cotti per 20-25 minuti o finchè non sono ben dorati. 
Quindi la cottura è anche funzione del proprio forno. 
Fare sempre la prova stecchino. 
Farli raffreddare prima per qualche minuto in forno e poi su una gratella per dolci per almeno 5 minuti...se resistete...

Di questi muffins con la nutella finora ne ho fatte solo 6 dozzine, delle quali due per la festa di San Martino in patronato e due per la festa di ieri nell'asilo, dove è stato anche il mio cucciolo e dove ogni anno c'è lo spettacolo di burattini, il laboratorio ed il rinfresco. 
Nel preparare quelli per l'asilo, ho dovuto farne una dozzina per il cucciolo, perchè mi ha detto con un tono piuttosto serio e arrabbiato: " Mica li porterai tutti via???"
Voglio evitare crisi famigliari e se è vero che chi si loda si sbroda, ok mi sono sbrodolata ma ogni tanto ci vuole!

Volete un buon infuso con i muffins???




Idee per muffins e dolci?



martedì 9 novembre 2010

Faxemo San Martin

In questa settimana novembrina, alberi gialli e rossi incorniciati da una perfetta e spessa nebbia o addirittura da una bella pioggia battente, consolidata consuetudine del territorio della  municipalità in cui vivo, nella terraferma veneziana, viene celebrata la Festa di San Martino in strata. 
In tale occasione, come ogni anno, vengono ricordate le usanze legate al Santo, ma anche le tradizioni contadine legate a questa data. Poi, ogni anno la festa ha un tema preciso, quest'anno il tema è la musica e gli strumenti musicali. Piccola precisazione, la festa di San Martino è l'11 Novembre, ma nel mio quartiere i festeggiamenti sono iniziati venerdì scorso (5 novembre) con la consueta castagnata per i bimbi delle scuole elementari e materne.  Caldarroste e cioccolata calda sono il premio ambito dei bimbi che vanno a "battere" San Martino. E con gli occhi dei nostri cuccioli San Martino arriva in groppa ad un bellissimo cavallino nero, con sulle spalle il suo mantello rosso ed in testa il suo elmo scintillante, mentre loro sorseggiano la cioccolata e si tengono stretto il loro sacchetto di caldarroste. E noi mamme come ogni anno cerchiamo di andare ad aiutare gli anziani che tengono viva questa tradizione. Non so quanti chili di castagne ci fossero quest'anno, so che sono andata a dar una mano a tagliarle e tra una ciacola e l'altra con le altre mamme, mi son ritrovata due pollici insensibili fino a sera e due belle vesciche sull'indice...ma come ogni anno ne vale sempre la pena! per me questa è una tradizione acquisita, perchè questa è la mia terra adottiva. Vorrei spiegare a chi non la conosce come e perchè è nata questa tradizione...
Chi era San Martino? In tutto il mondo occidentale San Martino di Tours è ricordato l’11 Novembre e sembra che nel Sinodo di Macon (585 d. C.) fosse stata decretato che questa festa dovesse addirittura non essere lavorativa, proprio in considerazione della venerazione per il santo. San Martino è infatti tra i santi più importanti non solo del cattolicesimo, ma della cristianità tutta. Nato in Pannonia (l’odierna Ungheria) si trasferisce ancora fanciullo a Pavia, dove viene a contatto con la religione cristiana e comincia il suo cammino religioso. Però i suoi genitori sono contrariati dalla sua scelta e volendo per lui la stessa carriera del padre (militare di carriera), approfittando delle disposizioni vigenti, lo fanno arruolare ancora quindicenne nell’esercito. Una volta nell’esercito, viene trasferito in Gallia, prima a Reims poi ad Amiens. Ed è proprio ad Amiens che, durante una delle ronde notturne, ha luogo l’episodio più famoso e più raccontato tra tutti quelli che hanno costellato la sua vita. Si narra che Martino, non ancora convertito, durante una delle ronde di un inverno eccezionalmente rigido, vede passare un mendicante malmesso, che chiede l’elemosina. Avendo donato in precedenza ciò che aveva, Martino non esitò a tirare fuori la spada e a dividere in due il suo caldo mantello, per donarne metà al mendicante. Quella stessa notte in sogno ebbe la visione di Gesù con indosso il suo mantello che si rivolge agli angeli con queste parole “Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato: egli mi ha vestito!”. Successivamente avviene la conversione al cristianesimo, l’abbandono della carriera militare per la veste di monaco e ha inizio la sua opera di evangelizzazione, sempre umile tra gli umili, vicino ai poveri, soprattutto ai contadini. Pur essendo morto l’8 di Novembre, viene ricordato il giorno in cui la sua salma venne infine tumulata, l’11 novembre appunto. Questa data probabilmente non venne scelta a caso, poiché è una data fondamentale sia nella tradizione cristiana e cattolica sia nel mondo rurale e nelle sue tradizioni.
Nella tradizione cristiana e cattolica questa data rappresentava infatti il penultimo giorno prima dell’inizio del periodo di penitenze e digiuni che precedevano il Santo Natale, mentre per il mondo contadino questa data rappresentava la fine dell’anno agricolo, nonché la data della svinatura (veniva infatti spillato il vino novello dalle botti) e l’inizio del ciclo invernale.
Perché la festa di San Martino viene ricordata anche come l’estate di San Martino? Dell’episodio del mantello sono state riportate diverse versioni, tra queste quella che una volta donata la metà del suo mantello al mendicante, il sole cominciò a risplendere forte come fosse estate. In realtà, spesso è proprio in questo periodo che si osservavano pochi giorni di tempo bello e tiepido, subito dopo le brume autunnali e poco prima delle gelate invernali. È perciò probabile che l’osservazione dei fenomeni naturali nel mondo agricolo e le consuetudini contadine si integrassero in maniera profonda con la venerazione del Santo. Questa data in altre latitudini potrebbe indicare l'Indian Summer, l'estate indiana, con un legame alle tradizioni rurali di altre latitudini.
Sempre in questo periodo, come si diceva poc’anzi, si spillava il vino novello dalle botti e si festeggiava accompagnando il vino con i frutti della stagione, quali ad esempio le castagne. Ecco perché ancora oggi in tale ricorrenza si servono caldarroste e vin brulè, a ricordare le passate tradizioni contadine.
Oltre ad essere l’inizio del ciclo invernale, l’11 Novembre segnava anche la fine dei contratti agricoli. Infatti in tale data i mezzadri preparavano le loro masserizie e lasciavano la loro mezzadria al signore del podere; se questi decideva di rinnovare il contratto, ritornavano nella loro casa a festeggiare con i prodotti di stagione, altrimenti dovevano traslocare. Ed ecco come è nata l’espressione “Faxemo San Martin” ovvero “Fare San Martino” cue è l'equivalente di "Faxemo massiria", che indicava appunto il trasloco dei mezzadri. Dai traslochi del mondo rurale, anche nelle città divenne consuetudine cambiare casa nel periodo di San Martino e l’utilizzo dell’espressione “Fare San Martino” dalle campagne arrivò nelle città.
Perché a San Martino si mangia l’oca? Anche in questo la tradizione contadina si intreccia a doppio filo con la leggenda riguardante il Santo. Si narra infatti che il Papa volesse a tutti i costi nominare vescovo Martino, il quale invece molto umilmente non desiderava occupare posizioni importanti, poiché voleva dedicare la sua vita alla preghiera, all’evangelizzazione e all’aiuto dei poveri. Allora Martino si nascose in un convento sperando che nessuno lo potesse scovare. C'erano però delle oche, che si sa sono animali molto chiassosi. Le oche fecero un tale baccano con i loro “qua qua”, che alla fine Martino venne scoperto. E divenne vescovo. Da allora ogni anno, a ricordare il “tradimento” delle oche, un’oca veniva arrostita. Nella tradizione contadina, l’11 Novembre si chiudevano vecchi contratti agricoli, ma se ne aprivano anche di nuovi. Va detto che l’oca rappresentava, assieme al maiale, la riserva di grassi e proteine durante il periodo invernale del povero contadino, il quale si cibava quasi esclusiamente solo di cereali e di grandi polente. Nel Medioevo, inoltre, l’oca veniva allevata anche nei conventi e nei monasteri, come aveva decretato Carlo Magno. L’oca divenne perciò una preziosa e fondamentale merce di scambio. I fittavoli ed i mezzadri spesso pagavano la pigione al nobile possidente con un’oca; i contadini portavano alle fiere, che venivano organizzate in tale periodo, le loro oche per barattarle con altre merci, quali ad esempio capi di vestiario. A tale proposito, famosa è la “Fiera delle oche e degli stivali", che si svolge a S.Andrea di Portogruaro e che conserva la memoria dei baratti tra contadini e mercanti. Inoltre, considerato che in questo periodo aveva inizio il ciclo invernale, gli uccelli migratori, come le oche selvatiche muovevano verso sud e nelle zone di passo, come appunto la Laguna di Venezia, era più facile cacciarli proprio in questo periodo. L’oca, che fosse selvatica o meno, veniva spesso arrostita e accompagnata da vino novello e castagne. Molti dei detti popolari hanno origine da queste usanze. Tra questi ricordiamo "Oca, castagne e vino, tieni tutto per S.Martino" ed il veneto"Chi no magna oca a San Martin no'l fa el beco de un quatrin", ovvero “Chi non mangia oca a San Martino non guadagna nulla, perché non fa nuovi affari probabilmente!
Va però anche ricordato che sempre in questo periodo, soprattutto nel Veneziano, i popolani più poveri andavano in giro di casa in casa e, porgendo il grembiule vuoto, cantavano: “In sta casa ghe xe de tuto, del salame e del parsuto, del formagio piasentin viva viva San Martin!” (In questa casa c’è di tutto, del salame e del prosciutto, del formaggio piacentino viva viva San Martino), con la speranza di ricevere qualcosa, ricordando il gesto caritatevole di San Martino verso il Mendicante. Inoltre, i festeggiamenti per i nuovi affari o per il rinnovo del contratto avvenivano spesso per le strade ed erano accompagnati, oltre che dall’oca arrosto, da bicchieri di buon vino novello e da castagne arrosto, anche da canti, spesso anche a squarciagola viste le abbondanti libagioni. Spesso, coloro che festeggiavano in strada non si limitavano a cantare, ma facevano ogni sorta di rumore pur di convincere chi era in casa a donare loro altro vino e altre castagne. E chi era in casa, sia per gesto di bontà sia perché non ne poteva più del baccano, donava! Ed ecco perché si dice “battere il San Martino” e tale usanza è rimasta ancora oggi. 
In terraferma, inoltre, è usanza che qualcuno, generalmente un bambino, si travesta da cavaliere con mantello e spada e a cavallo vado a visitare le scuole, a sottolineare quanto profondamente legata alla tradizione sia la figura del Santo a Cavallo. 
Perché in questa occasione si regala il “San Martino”? Innanzitutto, va detto che è tradizione regalare a San Martino dei dolci. Nella tradizione di Venezia e della sua terraferma, si regala un biscotto di pasta frolla, raffigurante il santo a cavallo sempre con mantello e spada, decorato con glassa o cioccolato (ma questa è una tradizione già più moderna!) e con confettini colorati o altri dolciumi. Ma questa usanza nasce dal regalo che si scambiavano i fidanzati (i morosi), poiché proprio nel periodo di contratti legati al mondo agricolo, spesso si scambiavano promesse di matrimonio e si dava inizio al fidanzamento ufficiale. La tradizione si è poi evoluta passando dai fidanzati ai bambini, che si divertono moltissimo anche a decorare il proprio biscotto con ogni tipo di leccornia (smarties e marshmallows inclusi! ci siamo modernizzati!).
Tutte queste usanze sono fatte rivivere in una festa, che come ogni anno vedrà anche sfilare tra i banchi gentili volontari vestiti con gli abiti della tradizione contadina. I vestiti, come poi anche alcuni strumenti agricoli che si possono ammirare in tale occasione, appartengono al Museo della Tradizione, che è situato presso la Scuola Don Milani, una delle due scuole elementari del mio quartiere (Campalto)
Questa festa diventa  l’occasione importante per sottolineare ogni anno il legame tra il nostro territorio, la festa religiosa e le usanze del mondo agricolo, che non c’è più, ma del quale è fondamentale conservare memoria.
E nel nostro piccolo, oltre alle caldarroste, alla cioccolata calda, alle recite in patronato e ai giochi "veci" che animano  il pomeriggio, ci apprestiamo a preparare il San Martino (anche gf!) e ad andare in giro tra le varie bancarelle in compagnia di amici. 
Buon San Martino a tutti!


San Martino (con glutine) cioccolato fondente e decori tradizionali




San Martino senza glutine senza lattosio senza proteine del latte, glassa cioccolato fondente e decori moderni


San Martino senza glutine senza lattosio senza proteine del latte, cioccolato fondente