Il link racconta una storia.
Questa è una storia come tante, ma è una storia.
Come tutte le storie, va letta.
...
Ho aspettato a lungo prima di scrivere perchè come ho già ripetuto in altri posts ho bisogno di sedimentare i pensieri, di lasciare che il loro metabolismo lento segua i suoi percorsi.
Così...metti un venerdì qualsiasi di febbraio, un venerdì che in laboratorio decidono di fare le pulizie di Pasqua, metti che sfiniti dal lavoro, stanchi e sporchi ci si ritrovi tra colleghi per un pranzo improvvisato, metti che fuori c'è pure il sole e quindi tutti in giardino, metti che si chiacchiera e si ride e che il tempo e Madre Natura non siano poi i cerberi cattivi che vogliono apparire...
Metti che torni dal pranzo e controlli la posta e tra le e-mail ne arriva una di tuo cognato e quello che leggi ti lascia senza fiato...
Come direbbe Sciascia, "è una storia semplice"...ma non troppo.
E così mi sono ritrovata con tante lacrime che scorrevano sulle guance come le lettere delle parole di Donatella correvano sullo schermo.
L'articolo non racconta tutto, racconta pochissimo, ma quello che si intuisce tra quelle righe è una disperazione timida e immensa.
E io non aggiungerò nulla di più se non che queste storie vanno raccontate, conosciute, piante e sofferte.
Ognuno di noi potrebbe conoscere Donatella.
Prevenzione è una parola magica, non dico che dovrebbe essere un mago il medico, ma certo non dovrebbe essere incosciente, nel senso di mancare di coscienza.
Come dice l'avvocato "Al di là dei processi esiste anche la coscienza che prima o poi si sveglia e allora sono problemi grossi..."
Spero nel risveglio delle coscienze, spero che possiamo ancora vivere in un paese in cui gli ospedali siano per tutti, un paese in cui per fare una mammografia non prendi l'appuntamento adesso per il 2013 - altrimenti la vai a fare a pagamento -, un paese in cui non si chiudono gli ospedali che servono per far crescere bambini che dovranno camminare per diventare adulti, ospedali per adulti che devono imparare nuovamente a camminare, parlare, vivere, un paese in cui la Scuola sia davvero Scuola (vi consiglio caldamente di leggervi il discorso di Colamandrei) e non bestia da macello, smembrata da finanziarie et similia...un paese degno.
Lo so, sono una terribilmente ingenua sognatrice, ma al mondo ci sono malattie peggiori di questa mia...
Chi può dire che regalare una ricetta o un click non ci cambi la vita? O risvegli una coscienza in più?
Chi può dire come sia più giusto partecipare?