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domenica 19 febbraio 2012

Castagnole...sì, ma al forno, senza glutine, senza latte vaccino...per festeggiare il Carnevale 2012

Ore 17.40 di un qualunque sabato grasso sulla faccia della terra...

Madre:" i galani da Michele li prendiamo domani...adesso che torniamo a casa mi aiuteresti a fare i biscotti? per la crostata mi arrangio io..."
Figlio: "mamma...ma scusa e le castagnole???"
Madre:" adesso ...le castagnole...è che per friggere devo incastrarmi tra la crostata e la pizza per cena..."
Figlio:" no, mamma, non hai capito....io voglio le castagnole come le fa la mamma della Nico...al forno!!!"
Madre (che ha fatto due volte in vita sua le castagnole "normali" e non ha manco idea di quale possa essere la ricetta per farle al forno): "va bene, tesoro...adesso che andiamo a casa cerco la ricetta su internet, poi le impasto e tu mi dai una mano."
Figlio: "ma guarda che le devi fare come quelle della mamma della Nico...non è che puoi chiamare la Nico e chiederglielo???"
Madre (che sta intanto implorando tutte le risorse religiose e non dell'universo): "ma no, non possiamo disturbare la Nico di sabato, vediamo che trovo su Internet...e le faccio..."

è fantastico come i figli sappiano lavorarti ai fianchi con il senso di colpa...psicologi in nuce...e che ha fatto la madre di cui sopra??? è arrivata a casa, ha cercato su internet, ha trovato un sacco di ricette, ha cercato quella che sembrasse a naso di chaltron woman quella che poteva essere la più vicina e...non contenta di avere da preparare la cena, la crostata e biscotti e le castagnole al forno...ha pure deciso di farle senza glutine!

La vocina interiore dice:"le hai fatte due volte due in vita tua, fai una ricetta nuovissima e implori tutti gli empirei possibili che sia per lo meno parente di quella che fa la mamma della Nico e la fai anche senza glutine...comincia ad appellarti agli empirei extragalattici e ricordati che non c'hai il fisico per i salti mortali senza rete..." Ho una vocina interiore che mi è di grande conforto...

La ricetta glutinosa che la suddetta madre ha scelto è questa: 
La versione senza glutine frutto del mio chaltron mood è questa.

CASTAGNOLE SENZA GLUTINE SENZA LATTOSIO SENZA LATTE VACCINO

Ingredienti

§ per i celiaci e le persone gluten sensitive: accertarsi sempre che ci sia o la SPIGA SBARRATA  o l'apposita dicitura SENZA GLUTINE  come da regolamento CE 41/2009 e non dimenticare mai il discorso sulle tracce e cross-contaminazioni.

430 gr di farina o mehl Schaer
120 gr di fecola di patate (riportante sulla scatola la dicitura senza glutine, scritto in grande)
200 grammi di zucchero
180 gr di margarina senza grassi idrogenati (altrimenti per chi può burro e per evitare lattosio per chi lo trova burro di capra)
2 tuorli d'uovo  medi cat. 1
2 uova intere medie cat.1
sale
scorza grattugiata di limoni bio di Amalfi
un bicchierino di rum (io avevo il Bacardi, ma fate vobis...se volete ci sta bene anche l'anisetta, l'anice, la sambuca...)
mezza bustina di cremor tartaro/bicarbonato bio con spiga sbarrata (una bustina intera sono 17 grammi)
N.d.A: non amerei mettere i nomi dei prodotti, ma ho visto che ormai si usa molto così, solo che io metto i prodotti che uso e lo faccio in libertà non perchè sia tester o quant'altro di una qualsivoglia ditta.


Procedimento ovvero come diamine ho fatto

Ho messo in una terrina bella capiente la fecola e l'80 per cento circa della farina, ho aggiunto la margarina a pezzetti, lo zucchero, i tuorli e le uova, la scorza di limone ed il rum.
Ho cominciato ad impastare e ho usato la farina messa da parte per amalgamare bene il tutto ed evitare mani piene di pasta che non si liberano...avrei potuto impastare nella planetaria (ma la terrina della planetaria era occupata dalla pizza) e quindi vecchia maniera...Il profumo della pasta era buono...il sapore pure (l'abbiamo assaggiata cruda...non è un plurale majestatis, è un plurale vero ;-) ).
Fatta la massa, il delizioso piccolo aiutante si è messo all'opera!
La mamma faceva i rotolini e lui tagliava le castagnole in piccole rondelle uguali (è figlio di suo padre!) e poi le metteva delicatamente sulla placca e la mamma infornava.
Il forno deve essere caldo, a 200° e abbiamo messo il ventilato perchè le teglie erano due per volta. Bastano pochi minuti, circa 5...devono prendere colore ma non colorirsi troppo...era lui che mi diceva se erano giuste...Abbiamo fatto anche la versione a pallina, schiacciata un po' al centro stile gnocco e in quel caso ci vogliono 10-15 minuti.


Sfornate le prime, prova assaggia immediata...due domande a bruciapelo "sono buone??? sono come quelle che dicevi tu???..." Risposta "sì, sono buone sai...sei stata brava, assomigliano tantissimo a quelle della mamma della Nico!"...
"E anche per oggi posso tirare un sospiro di sollievo" ho pensato io, madre di cotanto figlio :-DDD

Vi racconterò poi dei biscotti, della crostata e della pizza...e di un'altra sorpresa...

Questa ricetta ha ovviamente ampi margini di miglioramento...intanto un pizzichino di xantano aiuterebbe non per la formazione della massa, ma per il dopo cottura...si possono cambiare le farine ed in questo caso chiedo alle più esperte amiche bloggers sglutinate lumi e lanterne in proposito...però ci è piaciuta!
E stamane erano ancora buone sia le piccoline sia le più grandi e le abbiamo mangiate per colazione.
E visto che è stato tutto un parlare di mamme e figli vi lascio un consiglio "libresco" :-D

"Mama Tandoori" di Ernst van der Kwast
...letto la scorsa estate, mentre ero in montagna a godermi un po' di fresco...E' in parte un libro autobiografico, perchè la mama è molto ispirata (95% a detta dell'autore, 5% a detta della di lui madre) dalla madre dell'autore e il tandoori si riferisce al fatto che la mamma è indiana, ma l'azione si svolge in massima parte nei Paesi Bassi. Definire la mama una donna di carattere è minimizzare :-D 
E' una forza dirompente, una specie di Kali che va dritta per la sua strada...risate non mi son state risparmiate, ma spesso ho pensato di leggere la trama di un episodio de "Ai confini della realtà". Io l'ho trovata impossibile da gestire, ma me ne sono innamorata...Non è pazza, ha una logica che sfugge al senso comune...mettiamola così...certo se fosse capitata a me non so come sarebbe andata la mia vita...però un piccolo appunto vorrei farlo: ma perchè le madri "teribili" sono solo quelle dei figli maschi? 
E per finire in bellezza, un po' di musica...una colonna sonora per finire in bellezza questo post...




Due versioni magnifiche di "Because the night"...che amo alla follia, che mi dà i brividi ogni volta, che mi commuove...ogni tanto bisogna commuoversi...
Buona domenica e ancora buon carnevale!
Questa ricetta partecipa al contest di Simona "Dolcemente privi di..." perchè è senza lievito di birra, senza glutine, senza lattosio

domenica 6 marzo 2011

Carnevale!


Mi sono resa conto che non ho mai scritto una singola riga sul Carnevale, soprattutto sul Carnevale a Venezia. Ho già detto altrove che considero Venezia la mia terra d'adozione, anche se vivendo di là del Ponte della Libertà io sono comunque "campagna" e sono oltretutto "campagna foresta" perchè vengo dall'altre parte del Po (pour parler, uno slogan politico di qualche tempo fa di un certo partito che pensa al Po come un grande confine di separazione tra Italiani e Italiani…come si dice “se no i xe mati no li volemo”, oppure “se non sono matti non li vogliamo”, o ancora meglio “non li vogliamo proprio, punto.”).

In realtà, non parlo “venexian”, anche se mi fanno notare che ho perso quasi  completamente l’accento/cadenza romano/romana, onore o demerito che sia, ormai sono quasi 15 anni che vivo qui e come potrei dire? mi sono acclimatata! Ma torniamo al Carnevale, ho ricordi nitidissimi dei miei carnevali da bambina, all'asilo o giù di lì...vestivo un costume da ballerina ungherese, di quelle ballerine che ballano la czarda, avevo sempre tanti coriandoli e stelle filanti…mi ricordo di un pomeriggio di Carnevale, che andammo a trovare un'amica di famiglia...io vestita da ballerina ungherese con un sacchetto di coriandoli enorme in mano  e quel giorno per la prima volta assaggiai un sorso di Rosso Antico...a Carnevale tutto è permesso. Poi, per gli altri carnevali i ricordi si confondono fino a sfocare nell'oblio e il Carnevale finì nel dimenticatoio.
Dopo questo periodo di buio arriva Venezia ed il suo Carnevale...il primo indimenticabile ricordo che ho del Carnevale veneziano è una immensa calca e ore e ore fermi ad aspettare di traversare il ponte degli Scalzi...Calatrava era di la da venire... La magia dei colori e delle maschere tutte che tra vecchio e nuovo per le calli rivivevano l'antico splendore...la fascinazione è stata immediata ma perdura nel tempo, sebbene non tutti gli anni ci sia la full immersion carnevalesca...anche perchè non sempre il clima e’ clemente.
Tucani o pappagalli?
Ora siccome sono più curiosa di un gatto, ma finora la mia curiosità non mi ha ammazzato, mi sono andata a studiare un po’ di tradizioni carnevalesche.Quanti sono i carnevali ? Tantissimi, alcuni più conosciuti altri meno, ma il Carnevale di Venezia con le sue maschere fa comunque parte dell’immaginario collettivo. C’è una basilare differenza tra il carnevale (rito romano) ed il carnevalone (rito ambrosiano), ad indicare quanto comunque una festa antichissima, conosciuta anche tra gli egizi ed evolutasi poi nei baccanalia e saturnalia latini, fosse divenuta parte della vita laica e religiosa. Secondo il rito romano, il Carnevale, cioè il Tempo di Settuagesima, ha inizio con la Domenica di settuagesima (la prima delle sette domeniche che precedono la Settimana Santa, secondo il Calendario gregoriano) e termina il giorno precedente il Mercoledì delle Ceneri, primo giorno di quaresima – Martedì grasso, appunto. Nel rito ambrosiano, il termine del Carnevale è posticipato al sabato (Sabato grasso) prima della prima domenica di Quaresima. Il primo documento in cui si parla del Carnevale Veneziano è del 1094 ed è firmato dal doge Vitale Falier, sebbene l’editto che sancisce effettivamente la nascita el Carnevale sia del 1296. Il Carnevale era un momento di festeggiamenti e di azzeramento dei ceti sociali, poichè tutti, nobili e plebei, servette e dame, con la maschera indosso per pochi giorni l'anno erano davvero uguali…bè, per lo meno fingevano davvero di esserlo. Oltre al Martedi grasso, giorno festivo del carnevale, nella storia veneziana dei festeggiamenti fa parte anche il Giovedi grasso, poiché in tale giorno si celebrava la vittoria del Doge Michiel II sul vescovo Ulrico e su altri dodici feudatari, sconfitti a Grado, fatti prigionieri ma rilasciati a patto che ogni anno pagassero un pegno. Ed ogni anno il vescovo di Aquileia inviava un toro e dodici maiali ben pasciuti che nel giorno del Giovedi grasso venivano macellati per tutta la popolazione in quel di Palazzo Ducale da parte delle Corporazioni dei Fabbri e dei Becheri (macellai). Il taglio della testa del toro poneva fine allo spettacolo. Ecco perché “tagiar la testa al toro” significa eliminare gli ostacoli o risolvere un problema definitivamente.
Madamin in cornice
In una di queste celebrazioni del Giovedi grasso, intorno al 1500, un acrobata turco, a sorpresa e armato di solo bilancere, tra la folla risalì una fune legata ad una barca saldamente ancorata al molo verso la cima del campanile di San Marco e ridiscese poi fino alla balconata del Palazzo Ducale, per omaggiare il Doge di allora. Tale spettacolo ebbe così successo che venne ripetuto nel corso degli anni con imprese funamboliche sempre più ardite. Si alternarono diversi acrobati professionisti e “arsenalotti”. Gli “arsenalotti” erano le maestranze dell’Arsenale che si specializzarono anche in queste imprese, che divennero sempre più ardite e complesse – si parla persino di un acrobata a cavallo. Poi a causa di diversi incidenti lo “Svolo del Turco” divenne lo “Svolo della Colombina”, ovvero una grande colomba di legno nello scendere dal campanile verso la piazza spargeva fiori e coriandoli sulla folla. Quando dal carnevale “antico” si passò a quello “moderno” (ai giorni nostri) si decise di spostare il Volo alla domenica precedente il giovedì grasso così da sancire in maniera ufficiale i festeggiamenti per il Carnevale. Ed lo “Svolo della Colombina” divenne il “Volo dell’Angelo” e nuovamente ci fu una persona in carne ed ossa che dalla cima del campanile scendeva giù nella piazza. Nell’ultimo giorno di Carnevale, mentre tutta la città diventava una gradiosa festa, perché calli e palazzi signorili erano una grande sala da ballo dove dolci e vino si consumavano in abbondanza, il culmine della festa era in Piazzetta San Marco: un fantoccio raffigurante Pantalone veniva legato alle due colonne (che venivano usate per giustiziare prigioneri) e gli veniva dato fuoco, mentre la folla cantava tristemente “El va, el va, el carneval el va”. E con i frammenti bruciati del fantoccio volava via la follia di quei giorni e arrivava la penitenza della quaresima, ma volava via anche l’uguaglianza che nobile e plebeo per pochi giorni l’anno avevano grazie alle maschere.
Fantascientifico o medievale? Fusion!
Vogliamo non parlare dei dolci caratteristici del Carnevale? Fritoe e crostoi o galani… “ea fritoa” di cui parlo è la fritola, la frittella dolce… ee fritoe nascono “venexiane” poi  si estendono a tutto il Veneto, Friuli Venezia- Giulia e persino Lombardia con mille varianti, perfino con erbe di campo e fiori dentro, ma anche riso e polenta nell’impasto. Ma quelle “venexiane” classiche sono con uvetta e pinoli, adesso ce ne sono anche di ripiene con crema, zabaione e persino cioccolato…eppure quelle classiche sono ancora tanto tanto amate, anche se non ci sono più i “fritoleri”…eh si, perchè c’erano già i produttori DOC nel 1600, che si erano riuniti in una corporazione: i “fritoleri”.  C’è chi dice che per le fritoee bisogni addirittura risalire al Rinascimento, c’è chi dice che la corporazione dei fritoleri nasca intorno al 1600, con aree di competenza ben distinte per esercitare la professione, c’è chi dice che nel 1700 “ea fritoa” diventa il dolce nazionale della Serenissima tutta…in ogni caso, provate ad immaginare le calli e nelle calli  tavoli di legno dove i fritoleri impastavano uova, farina, zucchero, uvetta e pinoli e poi le fritoe  venivano fritte in grandi padelle sostenute da tripodi…che grasso usavano per friggere??? C’è chi dice burro, chi dice strutto, chi dice olio…in ogni caso i fritoleri friggevano a ritmo continuato e quelle meraviglie gonfie e dorate, una volta pronte, venivano spolverate di zucchero e poste sui piatti, con tanto di lista degli ingredienti…i fritoleri agivano in HACCP, non c’è che dire. Pietro Longhi immortalò diverse professioni e professionisti del suo tempo e non poteva mancare una fritolera.
Venditrice di frittelle -Pietro Longhi


Eppoi ci sono i crostoi, o galani che nel resto d’Italia diventano frappe, sfrappe, cenci, chiacchiere, lattughe e chi più ne ha più ne metta…c’è chi fa addirittura risalire le origini di questi dolci ai Romani, che le preparavano nelle loro feste di primavera. Distinzione importante: i crostoi sono terricoli, i galani sono lagunari e ovviamente cambia anche lo spessore dell’impasto, non tanto gli ingredienti. Mia mamma che ha sempre fatto delle frappe eccezionali – pecco di totale immodestia, ma ci sta!- che ha sempre impastato a mano e steso a mano rendendole fini, impalpabili e fritte impeccabilmente, in un’altra vita sarà stata “venexiana” e faceva sicuramente galani! Tra l’altro la prima volta che si cimentò nella produzione di vere fritoe venexiane, vennero benissimo…magari era pure fritolera! Per inciso, io non so friggere, non azzecco i tempi. Oltre ai dolci di carnevale con le loro mille varianti, l’altro simbolo per eccellenza sono le maschere, anzi la maschera. La bautta veneziana è la maschera! In realtà, la bautta maschera è chiamata “larva”, poteva essere bianca o nera (adesso può essere di diversi colori), e ad essa si accompagnava il cendale o zendale (xendal) che poteva essere di taffettà o pizzo, il tricorno ed il mantello che venne poi sostituito dal tabarro.
Maschere in bella mostra
Il tabarro, con la sua ampia ruota che tutto poteva celare, annullava ogni colore e distinzione e permetteva, soprattutto ai nobili, un camuffamento e un anonimato perfetti! La “larva” nasce nel Settecento e poteva essere indossata non solo a Carnevale ma anche nella vita quotidiana, per la sua forma particolare permette di bere e mangiare senza doverla togliere e anche di camuffare la voce, garantendo quindi un perfetto travestimento. Vista la consuetudine di indossarla, era obbligo salutare ogni maschera che si incontrava, proprio perché non si poteva sapere chi nascondeva. E questo creava spesso non pochi problemi agli inquisitori e alla polizia.
In secondo piano, c'è la gattina, la gnaga
Schizzo del medico della peste al lazzaretto
da Archeove.com
Un’altra maschera caratteristica era la “gnaga”, che veniva più spesso usata dagli uomini. Il travestimento della gnaga” era una maschera con le fattezze di gatta, vestiti femminili spesso da servetta, la voce diventava un miagolio e non poteva mancare una cestina con dentro un gattino! Sia la “larva” sia la maschera con le fattezze di gatta si trovano ancora oggi nei laboratori e nelle bancarelle che spesso si trovano nei campi di Venezia. Si sono arricchite di lustrini, di piume e di colori, e fargli compagnia, oltre a quelle della Commedia dell’Arte, sono giunte maschere dalle fogge sempre più stravaganti. Una maschera che non nasce per il Carnevale, ma che è sempre tipica è quella del medico della peste, dal caratteristico becco Le pestilenze sono state una grande piaga per Venezia, non a caso si son fatte basiliche e feste per ricordare gli scampati pericoli. Il medico della peste era l’unico che poteva avvinare i malati, li toccava con un bastone -  quindi era sempre a distanza, era vestito completamente di nero dalla testa ai piedi, con un cappello nero caratteristico e il viso era completamente ricoperto da questa maschera. Il “becco” aveva una funzione precisa: in esso il medico inseriva erbe aromatiche e medicamentose che avevano la funzione di purificare l’aria.
Versione rinnovata della classica maschera del medico della peste, che è bianca con il segno di un pince.nez nero
A Piazza San Marco, tra la folla spunta il sole
E tra Arlecchini spuntano dame e signori e maschere tutte da indovinare...
Tutte le foto risalgono al carnevale dello scorso anno, ma spero di scattarne qualcuno anche quest’anno. Per quelle che non ho scattato io, ho indicato i links. Mentre si passeggia per calli e campielli, può capitare di incontrare mascherine sorridenti e birbanti che vi riempiono di coriandoli e sorrisi. Queste però sono mie personali! Ora non chiedetemi di che specie è il coniglio e se il gormita è il signore della luce o Sommo luminescente o che so io...per me sono bellissimi lo stesso!


Dopo il sole, le quattro stagioni!





Le mie mascherine!

Oltre a quelle scattate in Piazza San Marco, ne metto alcune del carnevale dei bambini qui a Campalto, il quartiere dove viviamo. Ogni anno, il Gruppo del Venerdi organizza uno spettacolo in costume sia con i bimbi sia con gli adulti. Lo scorso anno è andata in scena "La lampada di Aladino". Nel piccolo palco del patronato, bimbi e ragazzi con tanto di costume e trucco ci hanno portato fino a Baghdag. Ed ecco il mio genio dell'anello.
La Lampada di Aladino

E adesso auguro a tutti un fantastico Carnevale!
Baci baci