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venerdì 18 aprile 2014

Pasqua nei nostri cuori ... Easter in our hearts


"Non aspettare di finire l’università,

di innamorarti,

di trovare lavoro,
di sposarti,
di avere figli,
di vederli sistemati,
di perdere quei dieci chili,
che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina,
la primavera,
l’estate,
l’autunno o l’inverno.

Non c’è momento migliore di questo per essere felice.
La felicità è un percorso, non una destinazione. 
Lavora come se non avessi bisogno di denaro,
ama come se non ti avessero mai ferito 
e balla, come se non ti vedesse nessuno.
Ricordati che la pelle avvizzisce,
i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.
Ma l’importante non cambia: 
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela.
Dietro ogni traguardo c’è una nuova partenza. 
Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida.
Finché sei vivo, sentiti vivo.

Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere."

Pensieri di Madre Teresa di Calcutta



Leggendo queste parole di Madre Teresa, ho pensato che augurio migliore non c'è.
"Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere"... poche parole per descrivere la fatica di vivere, fatica che mi sento addosso come fosse la mia vera pelle. Soprattutto in questo momento, nel quale le contingenze mi appesantiscono un po' troppo.
Però, sono anche parole di speranza, di un sorriso che apre il cuore, ricordandogli che vivere è una oscillazione tra dolore e gioia; serve conoscere bene entrambi per apprezzarli appieno.
Allora, che sia davvero Pasqua per TUTTI, senza distinzione alcuna.
Che sia momento di riflessione e di rinascita, che sia momento di luce dopo il buio...
Auguri.



La Pace


Non importa chi tu sia,

uomo, donna,
vecchio o fanciullo,
operaio o studente,
o commerciante:
se ti chiedono
qual è la cosa
più importante
per l’umanità
rispondi
prima
dopo
sempre
la pace, la bontà.

Li Tien Min




domenica 23 dicembre 2012

Auguri di serenità e gioia a tutti voi...Buon Natale

Carissimi vi lascio i miei auguri...che siano giorni di serenità, di gioia, di speranza, portiamoceli nel cuore ogni giorno.
Un abbraccio♥


Nat King Cole - Joy to the world

A taste of Disney Classics♥

"Lungo il viaggio
al termine della notte:
Natale è ora"
(tentativo di haiku, 23 Dicembre 2012)


"luci e addobbi
sul mio albero di Natale:
trame di sogni"
(tentativo d'haiku, 14 dicembre 2012)



Arrivederci a prestissimo (il 27 è dietro l'angolo)

domenica 4 novembre 2012

Oggi...dieci anni fa...Buon compleanno Ale♥♥♥

Dieci anni e qualche ora fa per la prima volta ci siamo guardati negli occhi...
Dieci anni e qualche ora fa che sembrano essere volati come il soffio di vento, che ieri pomeriggio ti ha accompagnato nel tuo giro in kayak...
la tua piccola mano è cresciuta nella mia durante questo viaggio...che questo viaggio continui e sia per te sempre ricco di sorprese, risate e gioia...per le lacrime ai fazzoletti ci penso io, son qui per questo, sono la Mamma.
Io e il tuo papà abbiamo sempre detto che tu sei il cielo dove i nostri soli splendono felicemente.
Tanti tanti, ma tanti auguri cucciolo! Buon compleanno!

Ti voglio bene come tutto l'universo andata e ritorno... almeno due volte
Il kayak pure sulla torta!!! (grazie Michele il pasticcere!)


Gli amici!

Spooky and crazy ;-)

Ma che sorpresa!
Happy B-day son!!!

Ma che faccio? Soffio?

Fatto! Evviva!







domenica 8 aprile 2012

Buona Pasqua a tutti

Vi lascio gli auguri più sinceri per questa nuova Pasqua.
Oltre al lavoro che mi ha rapito ogni momento, la sorpresa nell'uovo è stata un tremendo raffreddore con mal di gola. Spero che nelle vostre uova abbiate trovato invece tanta serenità, tanta gioia di condividere con sincerità e amore.
Quindi, vi rinnovo i miei auguri, per voi ed i vostri cari.
A prestissimo (che vorrei degnamente festeggiare il compleblog)
Un abbraccio grandissimo

Easter Parade...

giovedì 5 gennaio 2012

Serendipity, it happens! Sintonia d'animi...tra papaveri, note e parole... grazie Laura!

A volte capita...
Capita di leggere qualcosa che ti entri dentro come lama sottile, diamante meravigliosamente affilato che arriva al bersaglio: dritto al cuore...
Con i suoi haiku e con le sue opere d'arte, Laura riesce sempre a sorprendermi e commuovermi.
Tutto ha inizio con questa sua meraviglia disegnata

il suo splendido haiku è:

Sta sottopelle
odore di sogno come
una corrente.


haiku del 4 gennaio 2012

Nel leggerlo mi vengono subito in mente pochissime parole:...le cui onde si irradiano come vento d'amore...
E la sua sensibilità, la sua anima meravigliosamente eccezionale da questo mio nulla crea bellezza e armonia. Intanto Laura scrive

l'haiku, cara Fabiana, è zampillato da te, io c'ho messo i petali:-)

vento d'amore
i petali come onde
si rincorrono

haiku congiunto, 4 gennaio 2012

A questo segue  altrettanto splendore visivo

A tutto questo si accompagna una colonna sonora di prim'ordine - grazie Laura per allargare ancor di più i miei orizzonti musicali
Ambulance Blues...It's easy to get buried in the past When you try to make a good thing last...

A questo mi sento di rispondere con la bellissima voce di Ester Phillips, incontrata per caso, ma amata da subito, che mi sorprende ad ogni nuovo ascolto (sono un'intramontabile absolute beginner, nothing more, nothing less...)
Into the Mystic...da Van Morrison ad Ester Phillips...
Un raggio di luce arriva anche nel buio...
Qui la versione originale sul blog di Laura
http://papaverodicampo.blogspot.com/2012/01/i-petali-come-onde.html
http://papaverodicampo.blogspot.com/2012/01/sta-sottopelle.html

giovedì 29 dicembre 2011

Non alle porte di Tannhaeuser...solo alle porte di un nuovo anno...con partenze e ritorni, partenze e parole: Auguri a tutti per il 2012

"E' una curiosa creatura il passato
Ed a guardarlo in viso
Si può approdare all'estasi
O alla disperazione.

Se qualcuno l'incontra disarmato,
Presto, gli grido, fuggi!
Quelle sue munizioni arrugginite
Possono ancora uccidere!"
(Emily Dickinson)

Il passato...un altro anno che sta per finire. Quando si chiude qualcosa si fanno bilanci, ma per quest'anno, con tutto quello che è successo non voglio fare nè bilanci nè previsioni.
A volte la vita bisogna solo limitarsi a viverla.
Così come viene, come un quadro di Dalì o di Mirò, come una scultura di Moore o di Brancusi, come il disegno di tuo figlio a tre anni, come la trina di un guscio di diatomea, come una nuvola disegnata dalla tramontana nel cielo...
A volte, invece di guardarlo in faccia, il passato bisogna portarselo a braccetto e disegnare insieme, man mano il presente...in fondo, diversi universi di infinite possibilità sono solo in attesa del colore giusto da indossare.


The sound of music

Sto preparando di nuovo valigie e valigine, siamo in partenza per una piccola vacanza. Andremo a Salisburgo tutti insieme appassionatamente...ma volevo lasciare i miei auguri per il nuovo anno prima di partire.
Ho scritto poco fa nel blog di Anna che il libro della mia compagna di swap è finalmente arrivato. E' stato sorpresa, commozione, gioia...Quanta bellezza! Parole piccole che hanno costruito una storia piccola, vera, calore per il cuore. Ho scritto che quando il calore degli affetti arriva, vicino o lontano che sia, la speranza indossa il suo vestito più bello.
Ecco, l'augurio che faccio a tutti, ai miei amici vicini e lontani, a chi passa di qua a leggere le mie parole, ai miei cari che ho accanto e nel cuore per sempre: lasciate che la speranza indossi il suo vestito più bello.
Che il 2012 sia un anno di sogni realizzati!

My favorite things...John Coltrane...

Non respingere i sogni perché sono sogni.
Tutti i sogni possono
essere realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno. Se sogniamo
che la pietra è pietra, questo è la pietra.
Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
è un sognare, l’acqua, cristallina.
La realtà traveste
il sogno, e dice:
‘Io sono il sole, i cieli, l’amore’.
Ma mai si dilegua, mai passa,
se fingiamo di credere che è più che un sogno.
E viviamo sognandola. Sognare
è il mezzo che l’anima ha
perché non le fugga mai
ciò che fuggirebbe se smettessimo
di sognare che è realtà ciò che non esiste.
Muore solo
un amore che ha smesso di essere sognato
fatto materia e che si cerca sulla terra.
(Pedro Salinas)
dalla voce di Al Jarreau
...Snowflakes that stay on my nose and eye lashes...Silver white winters that melt into spring...piccole parole che compongono versi...queste sono le mie preferite...

“Preferisco essere un sognatore fra i più umili con visioni da realizzare, piuttosto che il principe di un popolo senza sogni nè desideri.”
Kahlil Gibran


“Fai della tua vita un sogno, e di un sogno, una realtà.”
Antoine-Marie Roger de Saint-Exupery

“Se uno sogna da solo, è solo un sogno. Se molti sognano insieme, è l’inizio di una nuova realtà.”
Friedensreich Hundertwasser

La speranza è un sogno ad occhi aperti.
Aristotele

"Nell'ozio, nei sogni, la verità sommersa viene qualche volta a galla."
VirginiaWoolf


"Un filo di fumo 
disegna adesso
il primo cielo dell'anno"
Kobayashi Issa


What a difference a day made... Dinah Washington

I wish you love - Ester Phillips







venerdì 23 dicembre 2011

Natale 2011...gli auguri e le parole come le stelle...tanti e tante...

Mi scuso per l'augurio cumulativo, ma non voglio dimenticare nessuno.
A tutti i miei amici vicini e lontani, alle amiche e agli amici bloggers, a quelli che passano di qua, a chi mi vuole bene, a chi non me ne vuole, a chi mi sopporta e a chi no...a chi ogni giorno mi fa capire il senso di questo viaggio...a chi questo viaggio lo continua nel mio cuore,  lascio i miei auguri per Natale:
Che serenità e armonia siano nei vostri cuori...
Che questo viaggio non vi porti alla stella che desiderate, ma che vi faccia capire il frutto dei vostri passi...
Che ogni giorno sia davvero Natale: accoglienza e amore infiniti.

Vorrei ringraziare tutti coloro che mi hanno fatto arrivare i loro auguri, il loro affetto, i loro pensieri. Grazie davvero! 

 E' NATALE

E' Natale ogni volta che sorridi
a un fratello e gli tendi una mano.
E' Natale ogni volta che rimani
in silenzio per ascoltare l'altro.
E' Natale ogni volta che non accetti
quei principi che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E' Natale ogni volta che speri
con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E' Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza.
E' Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri."

Madre Teresa di Calcutta
LA NOTTE SANTA

- Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell'osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.
Il campanile scocca
lentamente le sei.

- Avete un po' di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po' di posto per me e per Giuseppe?
- Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe.
Il campanile scocca
lentamente le sette.

- Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
- Tutto l'albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell'osteria più sotto.
Il campanile scocca
lentamente le otto.

- O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!
- S'attende la cometa. Tutto l'albergo ho pieno
d'astronomi e di dotti, qui giunti d'ogni dove. 
Il campanile scocca
lentamente le nove.

- Ostessa dei Tre Merli, pietà d'una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!
- Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci...
Il campanile scocca
lentamente le dieci.

- Oste di Cesarea... - Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L'albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell'alta e bassa gente. 
Il campanile scocca
le undici lentamente.

La neve! - ecco una stalla! - Avrà posto per due?
- Che freddo! - Siamo a sosta - Ma quanta neve, quanta!
Un po' ci scalderanno quell'asino e quel bue...
Maria già trascolora, divinamente affranta...
Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.

Guido Gozzano
Edelweiss
Questa poesia l'imparai a memoria quando ero in quarta elementare, mi ricordo che era la quarta perchè  fu l'ultimo Natale che passammo con la maestra Edelweiss, che smise di fare la maestra e divenne vigilatrice...rileggerla mi fa ancora tanta tenerezza.

Do they know it's Xmas time?
You better watch out, you better not cry...
On the first day of Xmas my true love sent to me...
On the second day of Xmas my true love sent to me...
Gabriel's Message...

A tutti
Buon Natale

domenica 13 marzo 2011

TravelMoleskine 3: Il Lago di Resia

Durante le lunghe vacanze di Natale  malanni e virus ci hanno fatto compagnia, nonostante ciò, anzi proprio per loro abbiamo deciso di concederci una pausa in quel di Merano (dopo la vacanza estiva Merano ci è entrata nel cuore) e per l'Epifania siamo partiti.
Merano era piena di gente, i mercatini erano al loro termine eppure la loro magia richiamava grandi e piccini.
E che dire delle terme? Altro che il pifferaio di Hamelin...code lunghissime e ben organizzate per entrare in una oasi di pace e ristoro...
Ecco, il sabato le code non erano solo lunghissime, neanche solo chilometriche, di più...il tempo era grigio, tutti i giriingiro che dovevamo fare li avevamo fatti, volevamo una pausa ed ecco che il marito e padre ci dice "PARTIAMO!"...Ok, va bene ma per dove???
E lui imperterrito "Partiamo".
Così prendo al volo la macchina fotografica e via in auto. Il paesaggio estivo coloratissimo e profumato dai meleti è in inverno grigio, triste, tutti quegli alberi scarni e grigi mettono tanta malinconia...ti consola il pensiero che ha primavera sarà tutto nuovamente verde e intenso. 
Passano i chilometri e si sale, piccoli borghi ci salutano, intanto che la strada diventa tornante e ancora tornante: per me questa è la parte dura del viaggio, soffrendo un po' di cinetosi... Ma tengo duro e mi godo lo spettacolo: il paesaggio grigio ricamato da rami che come tante mani magre graffiavano il cielo ha lasciato il posto ad una distesa di bianco, ogni suono è diventato morbidezza, le nuvole ora candide pettinano i raggi del sole timido, che gioca a nascondino.
Saliamo, saliamo, saliamo.
Alla fine arriviamo.
Qui.




 Il lago di Resia...o meglio dire il lago di Curon Venosta? In origine i laghi erano tre: il lago di Resia, il lago di Curon e il lago di San Valentino della muta.
Nel 1950, venne inaugurata una diga che riunì i primi due laghi. Il progetto comincio negli anni '10 del secolo scorso, poi negli anni '20 venne data la concessione ad una società, che poi venne assimilata dalla Montecatini, la quale con il passare degli anni divenne Montedison.
Intanto gli abitanti furono fatti sfollare, le persone abbandonarono campi e case.
Quando arrivate su al lago potrete leggere la storia e nella parole c'è molta amarezza per questo abbandono, che fu vissuto come un piccolo esodo, una cacciata verso terre estranee e ostili.
Gli abitanti dovettero infatti spostare più in alto perchè i paesi originari erano nell'invaso della diga. Per scongiurare il tutto, si racconta che gli abitanti mandarono una delegazione dal Papa, ma i lavori proseguirono...finchè non arrivò la guerra.
Dopo la guerra i lavori ripresero, la diga fu portata a termine, l'invaso allagato.
La torre campanaria fu l'unica a svettare sull'acqua, per qualcuno triste monito per l'indifferenza dell'uomo verso l'ambiente, per altri malinconico ricordo di ciò che era stato, ma anche ricordo della rabbia di chi se n'era dovuto andare.
La torre campanaria risale al 1300 e venne messo sotto la protezione delle Belle Arti. E' stata restaurata nel 2009. Sia in estate sia in inverno il panorama è pieno di suggestioni.

In inverno, ghiacciando il lago, sembra di essere in una favola, tutti come in Pattini d'argento a pattinare e slittare a vela sul lago.



Ci sarà pure il sole, ma fa freddo!!!


Il campanile è ovviamente il più fotografato! Credo potrebbe essere anche un ottimo soggetto per  un pittore



Non voglio entrare nel merito della storia, dell'impatto che ebbe la costruzione della diga a livello socio-economico e ambientale, perchè non ho abbastanza conoscenze in merito a questa situazione. Però, arrivare fin lassù, godersi le nuvole che si rincorrono tra le cime, sentire il vento freddo che ti porta in dono un raggio di sole vale la pena. E poi ti riconcilia con il mondo...almeno per un breve arco di tempo.


E dopo il lago il viaggio prosegue...alla prossima!

mercoledì 9 marzo 2011

El carneval 2011 xe ne anda' , portando la festa della donna con sè...

Mercoledi delle Ceneri, anche questo "carneval xe ne anda' ", ci salutano le maschere...

La primavera, che dovrebbe arrivare
Fotografando Venezia...
Via dalla pazza folla...
Un gentiluomo d'altri tempi...
Glitters a go go, pavoneggiante vanità...
Caffè al Quadri, la maschera è d'obbligo...
Cavaliere e re...i cavoli da "persone serie" sono rimasti a casa...
Ci saluta il Doge, sia qui sia da Dona e dalla sua terrazza (splendide foto e che slide show!)
Riponiamo domini e tricorni per il prossimo anno...
Ieri era anche la festa della donna, che non festeggio con mimose o altro, ma semplicemente ricordando quante lacrime e quanto sangue, o come direbbe Ken Loach quanto sangue e quante rose è costato il naturale diritto di essere "umano, persona di sesso femminile" in questo mondo...e mi piace ricordarlo quest'anno attraverso tre donne, tre anime del secolo scorso che hanno rappresentato davvero il giro di vite di molte coscienze: Simone Weil, Hannah Arendt e Edith Stein. I loro pensieri, le loro parole sono un insegnamento ricco e fertile, troppo spesso ignorato. Ne avevo sempre sentito parlare superficialmente, poi per diversi motivi prima la mia strada ha incrociato Simone Weil, poi per uno dei miei strani percorsi tortuosi sono arrivata a Edith Stein ed infine ad Hannah Arendt. Questo è ovviamente un altro dei miei work in progress.

"...Le parole alate vanno attraverso le epoche,
per monti e per valli, a muovere cuori e braccia.
L’anima si parla, e cerca di comprendersi.
Tacciono cielo, terra e mare per ascoltare
due amici, due amanti dialogare a fil di voce.
..."
(Da Prometeo, Simone Weil)
"Oggi è raro incontrare persone che credano di possedere la verità; ci confrontiamo invece costantemente con quelli che sono sicuri di avere ragione" (H. Arendt)
E con queste parole, con il sorriso di una bella madamim saluto il carnevale, abbraccio tutte le donne e vi auguro buona giornata.



lunedì 7 marzo 2011

Stylish!!!

This is an award!
Chi arriva in questo blog, per diletto, per volontà o per puro caso si rende conto che di premi ce ne son pochini, magari anche per mio poco interesse. In questo blog capitano più spesso persone che lasciano un segno, ognuna con il proprio modo speciale. Sarò pazza nello sperare di lasciare anche io un piccolo segno a chi passa di qua? Si sono pazza, punto.
Comunque questo premio mi arriva da una amica carissima, la mia Paola del Canada, che vive a Vancouver, una città che io semplicemente adoro. E prima o poi non mancherò di raccontare quanto io l'adori.
Qualsiasi cosa venga da Paola è per me un premio, premio di un'amicizia nata grazie ad un forum e che poi è diventata realtà. Non ci sentiamo in voce da un po', eppure l'affetto è solo cresciuto. il suo è un sorriso che mi porto nel cuore, come la sua voce. 
Quindi, intanto GRAZIE PAOLA :-***
Per non far torto a nessuno, io rompo le regole del gioco :-D - mi riesce benissimo rompere le scatole - e regalo questo premio a tutti i blogs che seguo con affetto...potrei provare ad elencarli ma sono sicurissima che ne dimenticherei qualcuno, quindi a tutti, ma proprio a tutti arrivi questo premio con un pizzico della mia amicizia e dell'affetto che ho per voi.
Eppoi dovrei dire otto, solo otto, cose su di me...cioè praticamente MISSIONE IMPOSSIBILE...sono troppo ciacolona, otto è un limite così finito...
Vabbè proviamoci...
1) Adoro leggere, non ho ancora parlato di libri, ma per me vivere senza leggere è un disagio. Necessariamente leggo moltissimi articoli e pubblicazioni per lavoro, ma non è la stessa cosa. Sopra ogni cosa adoro la poesia! La poesia è il mio humus.
2) Vivo da sempre in un caos molto ben organizzato, leggasi sono molto disordinata, tanto disordinata nella vita quanto precisa devo essere al lavoro. In realtà, il mio non è disordine, è caos ben organizzato, lo dico sempre al consorte che però si ostina a non capire la differenza.
3)...Sono un a persona sensibile, anche troppo...e il troppo stroppia. Sempre. E' vero che di se e ma son piene le fosse, però mi rendo conto che ogni tanto invece di lasciarmi graffiare l'anima dovrei essere io a lasciare qualche segnetto. ma ho il resto della mia vita per imparare...
4) Sono pessimista? Sono ottimista?  Mah, direi sono realista con pennellate di pessimismo, a volte anche piuttosto scure...ma sono sempre in cerca di un piccolo raggio di sole. 
5) Lato frivolo: mi piacciono le scarpe, mi piacciono le borse, adoro i profumi, o meglio le acque profumate...secondo mio marito ho sempre troppe scarpe e troppe borse, ma per lui qualsiasi cosa che sia superiore a 2 è troppo...è un uomo, è un ingegnere...nessuno è perfetto, diciamolo ;-)
6) Mi piace collezionare tazze e mugs. Ne ho, anzi ne abbiano diverse, perchè in queste vengo fomentata da consorte e cucciolo! Da ogni viaggio torniamo con tazze e mugs. E i nostri ospiti possono scegliere la loro tazza o mug, quando vengono a bere il tè.
7)Amo il mare, soprattutto d'inverno, quando la spiaggia è spoglia, non ci sono masse vocianti e sguaiate. Intendiamoci, mi piace la gente, ma non sopporto la maleducazione. 
8) Adoro passeggiare, non correre, passeggiare, in mezzo alla natura, in città, io camminerei sempre...sarà anche per questo che mi sono innamorata di Venezia?
Ok, finito! E' stato molto più difficile di quanto pensassi...adesso, dopo aver ringraziato nuovamente Paola,     per i miei amici di blog:
a) il premio
b) se volete proseguire il gioco: b1) ringraziate la persona da cui lo avete ricevuto, b2) scrivete otto cose di voi in un post dedicato e b3) passatelo ad altre otto persone
c) se non volete proseguire il gioco: non importa, ci si fa una bella risata assieme e ...buona serata
Baci baci

domenica 6 marzo 2011

Carnevale!


Mi sono resa conto che non ho mai scritto una singola riga sul Carnevale, soprattutto sul Carnevale a Venezia. Ho già detto altrove che considero Venezia la mia terra d'adozione, anche se vivendo di là del Ponte della Libertà io sono comunque "campagna" e sono oltretutto "campagna foresta" perchè vengo dall'altre parte del Po (pour parler, uno slogan politico di qualche tempo fa di un certo partito che pensa al Po come un grande confine di separazione tra Italiani e Italiani…come si dice “se no i xe mati no li volemo”, oppure “se non sono matti non li vogliamo”, o ancora meglio “non li vogliamo proprio, punto.”).

In realtà, non parlo “venexian”, anche se mi fanno notare che ho perso quasi  completamente l’accento/cadenza romano/romana, onore o demerito che sia, ormai sono quasi 15 anni che vivo qui e come potrei dire? mi sono acclimatata! Ma torniamo al Carnevale, ho ricordi nitidissimi dei miei carnevali da bambina, all'asilo o giù di lì...vestivo un costume da ballerina ungherese, di quelle ballerine che ballano la czarda, avevo sempre tanti coriandoli e stelle filanti…mi ricordo di un pomeriggio di Carnevale, che andammo a trovare un'amica di famiglia...io vestita da ballerina ungherese con un sacchetto di coriandoli enorme in mano  e quel giorno per la prima volta assaggiai un sorso di Rosso Antico...a Carnevale tutto è permesso. Poi, per gli altri carnevali i ricordi si confondono fino a sfocare nell'oblio e il Carnevale finì nel dimenticatoio.
Dopo questo periodo di buio arriva Venezia ed il suo Carnevale...il primo indimenticabile ricordo che ho del Carnevale veneziano è una immensa calca e ore e ore fermi ad aspettare di traversare il ponte degli Scalzi...Calatrava era di la da venire... La magia dei colori e delle maschere tutte che tra vecchio e nuovo per le calli rivivevano l'antico splendore...la fascinazione è stata immediata ma perdura nel tempo, sebbene non tutti gli anni ci sia la full immersion carnevalesca...anche perchè non sempre il clima e’ clemente.
Tucani o pappagalli?
Ora siccome sono più curiosa di un gatto, ma finora la mia curiosità non mi ha ammazzato, mi sono andata a studiare un po’ di tradizioni carnevalesche.Quanti sono i carnevali ? Tantissimi, alcuni più conosciuti altri meno, ma il Carnevale di Venezia con le sue maschere fa comunque parte dell’immaginario collettivo. C’è una basilare differenza tra il carnevale (rito romano) ed il carnevalone (rito ambrosiano), ad indicare quanto comunque una festa antichissima, conosciuta anche tra gli egizi ed evolutasi poi nei baccanalia e saturnalia latini, fosse divenuta parte della vita laica e religiosa. Secondo il rito romano, il Carnevale, cioè il Tempo di Settuagesima, ha inizio con la Domenica di settuagesima (la prima delle sette domeniche che precedono la Settimana Santa, secondo il Calendario gregoriano) e termina il giorno precedente il Mercoledì delle Ceneri, primo giorno di quaresima – Martedì grasso, appunto. Nel rito ambrosiano, il termine del Carnevale è posticipato al sabato (Sabato grasso) prima della prima domenica di Quaresima. Il primo documento in cui si parla del Carnevale Veneziano è del 1094 ed è firmato dal doge Vitale Falier, sebbene l’editto che sancisce effettivamente la nascita el Carnevale sia del 1296. Il Carnevale era un momento di festeggiamenti e di azzeramento dei ceti sociali, poichè tutti, nobili e plebei, servette e dame, con la maschera indosso per pochi giorni l'anno erano davvero uguali…bè, per lo meno fingevano davvero di esserlo. Oltre al Martedi grasso, giorno festivo del carnevale, nella storia veneziana dei festeggiamenti fa parte anche il Giovedi grasso, poiché in tale giorno si celebrava la vittoria del Doge Michiel II sul vescovo Ulrico e su altri dodici feudatari, sconfitti a Grado, fatti prigionieri ma rilasciati a patto che ogni anno pagassero un pegno. Ed ogni anno il vescovo di Aquileia inviava un toro e dodici maiali ben pasciuti che nel giorno del Giovedi grasso venivano macellati per tutta la popolazione in quel di Palazzo Ducale da parte delle Corporazioni dei Fabbri e dei Becheri (macellai). Il taglio della testa del toro poneva fine allo spettacolo. Ecco perché “tagiar la testa al toro” significa eliminare gli ostacoli o risolvere un problema definitivamente.
Madamin in cornice
In una di queste celebrazioni del Giovedi grasso, intorno al 1500, un acrobata turco, a sorpresa e armato di solo bilancere, tra la folla risalì una fune legata ad una barca saldamente ancorata al molo verso la cima del campanile di San Marco e ridiscese poi fino alla balconata del Palazzo Ducale, per omaggiare il Doge di allora. Tale spettacolo ebbe così successo che venne ripetuto nel corso degli anni con imprese funamboliche sempre più ardite. Si alternarono diversi acrobati professionisti e “arsenalotti”. Gli “arsenalotti” erano le maestranze dell’Arsenale che si specializzarono anche in queste imprese, che divennero sempre più ardite e complesse – si parla persino di un acrobata a cavallo. Poi a causa di diversi incidenti lo “Svolo del Turco” divenne lo “Svolo della Colombina”, ovvero una grande colomba di legno nello scendere dal campanile verso la piazza spargeva fiori e coriandoli sulla folla. Quando dal carnevale “antico” si passò a quello “moderno” (ai giorni nostri) si decise di spostare il Volo alla domenica precedente il giovedì grasso così da sancire in maniera ufficiale i festeggiamenti per il Carnevale. Ed lo “Svolo della Colombina” divenne il “Volo dell’Angelo” e nuovamente ci fu una persona in carne ed ossa che dalla cima del campanile scendeva giù nella piazza. Nell’ultimo giorno di Carnevale, mentre tutta la città diventava una gradiosa festa, perché calli e palazzi signorili erano una grande sala da ballo dove dolci e vino si consumavano in abbondanza, il culmine della festa era in Piazzetta San Marco: un fantoccio raffigurante Pantalone veniva legato alle due colonne (che venivano usate per giustiziare prigioneri) e gli veniva dato fuoco, mentre la folla cantava tristemente “El va, el va, el carneval el va”. E con i frammenti bruciati del fantoccio volava via la follia di quei giorni e arrivava la penitenza della quaresima, ma volava via anche l’uguaglianza che nobile e plebeo per pochi giorni l’anno avevano grazie alle maschere.
Fantascientifico o medievale? Fusion!
Vogliamo non parlare dei dolci caratteristici del Carnevale? Fritoe e crostoi o galani… “ea fritoa” di cui parlo è la fritola, la frittella dolce… ee fritoe nascono “venexiane” poi  si estendono a tutto il Veneto, Friuli Venezia- Giulia e persino Lombardia con mille varianti, perfino con erbe di campo e fiori dentro, ma anche riso e polenta nell’impasto. Ma quelle “venexiane” classiche sono con uvetta e pinoli, adesso ce ne sono anche di ripiene con crema, zabaione e persino cioccolato…eppure quelle classiche sono ancora tanto tanto amate, anche se non ci sono più i “fritoleri”…eh si, perchè c’erano già i produttori DOC nel 1600, che si erano riuniti in una corporazione: i “fritoleri”.  C’è chi dice che per le fritoee bisogni addirittura risalire al Rinascimento, c’è chi dice che la corporazione dei fritoleri nasca intorno al 1600, con aree di competenza ben distinte per esercitare la professione, c’è chi dice che nel 1700 “ea fritoa” diventa il dolce nazionale della Serenissima tutta…in ogni caso, provate ad immaginare le calli e nelle calli  tavoli di legno dove i fritoleri impastavano uova, farina, zucchero, uvetta e pinoli e poi le fritoe  venivano fritte in grandi padelle sostenute da tripodi…che grasso usavano per friggere??? C’è chi dice burro, chi dice strutto, chi dice olio…in ogni caso i fritoleri friggevano a ritmo continuato e quelle meraviglie gonfie e dorate, una volta pronte, venivano spolverate di zucchero e poste sui piatti, con tanto di lista degli ingredienti…i fritoleri agivano in HACCP, non c’è che dire. Pietro Longhi immortalò diverse professioni e professionisti del suo tempo e non poteva mancare una fritolera.
Venditrice di frittelle -Pietro Longhi


Eppoi ci sono i crostoi, o galani che nel resto d’Italia diventano frappe, sfrappe, cenci, chiacchiere, lattughe e chi più ne ha più ne metta…c’è chi fa addirittura risalire le origini di questi dolci ai Romani, che le preparavano nelle loro feste di primavera. Distinzione importante: i crostoi sono terricoli, i galani sono lagunari e ovviamente cambia anche lo spessore dell’impasto, non tanto gli ingredienti. Mia mamma che ha sempre fatto delle frappe eccezionali – pecco di totale immodestia, ma ci sta!- che ha sempre impastato a mano e steso a mano rendendole fini, impalpabili e fritte impeccabilmente, in un’altra vita sarà stata “venexiana” e faceva sicuramente galani! Tra l’altro la prima volta che si cimentò nella produzione di vere fritoe venexiane, vennero benissimo…magari era pure fritolera! Per inciso, io non so friggere, non azzecco i tempi. Oltre ai dolci di carnevale con le loro mille varianti, l’altro simbolo per eccellenza sono le maschere, anzi la maschera. La bautta veneziana è la maschera! In realtà, la bautta maschera è chiamata “larva”, poteva essere bianca o nera (adesso può essere di diversi colori), e ad essa si accompagnava il cendale o zendale (xendal) che poteva essere di taffettà o pizzo, il tricorno ed il mantello che venne poi sostituito dal tabarro.
Maschere in bella mostra
Il tabarro, con la sua ampia ruota che tutto poteva celare, annullava ogni colore e distinzione e permetteva, soprattutto ai nobili, un camuffamento e un anonimato perfetti! La “larva” nasce nel Settecento e poteva essere indossata non solo a Carnevale ma anche nella vita quotidiana, per la sua forma particolare permette di bere e mangiare senza doverla togliere e anche di camuffare la voce, garantendo quindi un perfetto travestimento. Vista la consuetudine di indossarla, era obbligo salutare ogni maschera che si incontrava, proprio perché non si poteva sapere chi nascondeva. E questo creava spesso non pochi problemi agli inquisitori e alla polizia.
In secondo piano, c'è la gattina, la gnaga
Schizzo del medico della peste al lazzaretto
da Archeove.com
Un’altra maschera caratteristica era la “gnaga”, che veniva più spesso usata dagli uomini. Il travestimento della gnaga” era una maschera con le fattezze di gatta, vestiti femminili spesso da servetta, la voce diventava un miagolio e non poteva mancare una cestina con dentro un gattino! Sia la “larva” sia la maschera con le fattezze di gatta si trovano ancora oggi nei laboratori e nelle bancarelle che spesso si trovano nei campi di Venezia. Si sono arricchite di lustrini, di piume e di colori, e fargli compagnia, oltre a quelle della Commedia dell’Arte, sono giunte maschere dalle fogge sempre più stravaganti. Una maschera che non nasce per il Carnevale, ma che è sempre tipica è quella del medico della peste, dal caratteristico becco Le pestilenze sono state una grande piaga per Venezia, non a caso si son fatte basiliche e feste per ricordare gli scampati pericoli. Il medico della peste era l’unico che poteva avvinare i malati, li toccava con un bastone -  quindi era sempre a distanza, era vestito completamente di nero dalla testa ai piedi, con un cappello nero caratteristico e il viso era completamente ricoperto da questa maschera. Il “becco” aveva una funzione precisa: in esso il medico inseriva erbe aromatiche e medicamentose che avevano la funzione di purificare l’aria.
Versione rinnovata della classica maschera del medico della peste, che è bianca con il segno di un pince.nez nero
A Piazza San Marco, tra la folla spunta il sole
E tra Arlecchini spuntano dame e signori e maschere tutte da indovinare...
Tutte le foto risalgono al carnevale dello scorso anno, ma spero di scattarne qualcuno anche quest’anno. Per quelle che non ho scattato io, ho indicato i links. Mentre si passeggia per calli e campielli, può capitare di incontrare mascherine sorridenti e birbanti che vi riempiono di coriandoli e sorrisi. Queste però sono mie personali! Ora non chiedetemi di che specie è il coniglio e se il gormita è il signore della luce o Sommo luminescente o che so io...per me sono bellissimi lo stesso!


Dopo il sole, le quattro stagioni!





Le mie mascherine!

Oltre a quelle scattate in Piazza San Marco, ne metto alcune del carnevale dei bambini qui a Campalto, il quartiere dove viviamo. Ogni anno, il Gruppo del Venerdi organizza uno spettacolo in costume sia con i bimbi sia con gli adulti. Lo scorso anno è andata in scena "La lampada di Aladino". Nel piccolo palco del patronato, bimbi e ragazzi con tanto di costume e trucco ci hanno portato fino a Baghdag. Ed ecco il mio genio dell'anello.
La Lampada di Aladino

E adesso auguro a tutti un fantastico Carnevale!
Baci baci